«Un colpo di Genio salverà l’Accademia»

Il direttore De Filippi: «Felice di traslocare in via Mascheroni, meglio della Bovisa»

Una cosa è certa. Tra i progetti sui nuovi spazi per la cultura rimasti sulla carta (dal Museo del Presente alla grande Fabbrica del Vapore al più recente Spazio Spinelli per l’arte contemporanea), l’Accademia di Brera porta la bandiera. Dagli anni ’80 in poi, è stato un susseguirsi di soluzioni annunciate per dare il meritato ossigeno all’istituzione didattico-artistico più importante d’Italia, ma che da anni è sull’orlo del collasso, con i suoi 4.500 studenti costretti a tripli turni in aule anguste e con uno spazio pro-capite di due metri quadri. Laddove la media europea è di venti. Dal progetto Sterling, che prevedeva il trasferimento a Palazzo Citterio, a quello di Bovisa nell’ex area industriale della Cereti e Tanfani alla Bovisa, eccoci all’ultimo coniglio dal cilindro: la grande caserma in via Mascheroni, in pieno centro a un passo dal parco, attualmente sede del Genio dell’Esercito. Da lì, secondo i piani, potrebbero finalmente arrivare i 20mila metri quadri che mancano alla didattica. Per il via libera si attende l’ok del ministro della Difesa, ma in realtà la questione Brera è molto più complessa e riguarda le risorse stesse di un’istituzione i cui destini sono legati a doppio filo a quelli della Pinacoteca e che, oltre alla didattica, deve tutelare un patrimonio artistico che vanta oltre 600 dipinti dell’800, 20mila disegni, 20mila foto appartenenti al prezioso fondo di Camillo Boito e una delle più importanti gipsoteche del mondo. Grazie agli sforzi del direttore Fernando De Filippi, questo patrimonio è stato in questi anni salvato dal degrado e per la prima volta catalogato.
Professor De Filippi, forse stavolta le nuove aule arriveranno. Lei però si è sempre opposto a chi cercava di sfrattare l’accademia dalla sede storica. Non è un controsenso?
«Ovviamente sarei felicissimo di una soluzione che è di gran lunga preferibile a quella della Bovisa, anche se per l’insediamento nella caserma ci vorrebbero non meno di 5-6 anni. Ma resta fermo il punto che i dipartimenti centrali, vale a dire pittura e scultura, devono rimanere nella vecchia Brera. Si trasferirebbero solo i nuovi corsi, quelli su design, fotografia e nuove tecnologie».
Eppure i Beni culturali rivendicano i vostri spazi per la Pinacoteca che ha nei depositi interni ben 534 dipinti e altri 619 in quelli esterni...
«Sarebbe folle separare le due istituzioni, per ragioni sia storiche che logistiche. l’Accademia è preesistente alla quadreria che divenne autonoma nel 1882. Sfrattare oggi gli studenti significherebbe eliminare la parte viva di un’istituzione che ha ospitato personaggi che hanno fatto la storia dell’arte, da Carlo Carrà ad Achille Funi, da Antonio Sant’Elia a Lucio Fontana. E poi vorrebbe dire impoverire un quartiere già ridotto a un grande showroom...».
Brera, con i suoi 885 studenti stranieri, è l’accademia più internazionale d’Italia. Sembra un miracolo considerata la carenza di spazi e il degrado in cui vertono le strutture
«Il vero miracolo sta nell’aver applicato dal ’99 i contenuti della riforma che equipara le accademie alle università senza averne gli strumenti perchè la legge, di fatto, è ancora ferma al guado. Abbiamo istituito i dipartimenti ma non abbiamo l’autonomia che ci spetta e che ci permetterebbe di aumentare le risorse e rinforzare gli organici».
Risultato?
«La legge è inapplicata e siamo fermi alla riforma Gentile, abbiamo 5 impiegati per 4.500 studenti e i docenti ancora con un contratto post-secondario...».
E le aule fatiscenti...
«Cosa vuole, la stessa aula viene usata anche da 4 classi differenti. Immagini 20 persone che ogni giorno entrano in una stanza ammassata di cavalletti o sculture usati da altri. Sì, andare avanti è un miracolo...».