Comprano una bimba e fingono l’adozione

da Sassari

Avevano deciso di oltrepassare i confini italiani per avverare il sogno di una bambina. Fino alla Polonia, per poter avere una figlia, per poterla abbracciare o coccolarla ogni giorno come fanno due buoni genitori.
Però quella creatura, di appena sei mesi, non era stata adottata secondo la legge, ma comprata, acquistata chissà dove e chissà da chi per circa diecimila euro. E così una coppia di Porto Torres, nel Sassarese, sposata da una decina d'anni con un lavoro stabile ma senza figli, è stata denunciata dai carabinieri della compagnia locale per alterazione di stato, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e false dichiarazioni in identità personale. Tutti reati che, se confermati dalla sentenza di un tribunale, comportano pene da uno fino a quindici anni di reclusione.
La vicenda, sulla quale i militari mantengono il più fitto riserbo nonostante una conferenza stampa organizzata ieri, risalirebbe a qualche mese fa ed è venuta alla luce grazie ad alcune segnalazioni, come hanno spiegato i carabinieri di Porto Torres.
Secondo le prime indagini, sarebbe stata la donna a essersi recata in Polonia per conoscere la futura «figlia», concordarne l'adozione e l'«acquisto», che sarebbe andato in porto per una cifra vicina ai 10mila euro.
Non è chiaro se la trasferta sia stata una sola o, come si pensa, più di una. E non è chiaro quale sia stato il ruolo del marito che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto una parte ben più che marginale in tutta la vicenda.
Dopo i viaggi ed essere riuscita a portare la bimba in Italia, varcando i confini senza problema, la coppia si è recata negli uffici dell’anagrafe di Porto Torres per registrarla. Ma qui qualcosa non è andato per il verso giusto e sono partite le segnalazioni.
Il passo successivo lo hanno fatto i carabinieri di Porto Torres informando la procura di Sassari che, attraverso il sostituto Andrea Garau, ha disposto l'esame del dna sulla bimba. L’analisi ha confermato che non era lo stesso di quello dei genitori. A quel punto la coppia è stata rintracciata dai carabinieri ed è stata chiamata dagli inquirenti per avere la versione dei fatti. E dietro una procedura avventata e al pagamento della bambina è venuta fuori la storia di due persone che avevano solo il desiderio di vedere avverato il sogno, coltivato da una decina d'anni, di avere un figlio.
Tra le lacrime e la disperazione la «madre» ha confessato, addossandosi la piena responsabilità dell'accaduto. Vista la delicatezza della storia e visto che di mezzo c'è un bambino, per ora il tribunale dei minori di Sassari ha disposto che la piccola rimanga temporaneamente in affidamento alla coppia per evitarle traumi in attesa delle decisioni della magistratura.
In ogni caso le indagini continuano, gli inquirenti sono decisi ad approfondire ogni elemento che possa risultare utile a ricostruire una vicenda con molti lati ancora oscuri.