Il Comune ha società ovunque Ne prende 110, ma senza lode

Centodieci. È il numero di società in cui il comune di Genova, a diverso titolo, è azionista. Un vero e proprio universo, costellato di consigli di amministrazione, amministratori delegati, presidenti. E tanti, tanti zeri sullo stipendio. La denuncia arriva dal consigliere comunale di Fli, Giuseppe Murolo. Che ha elaborato una vera e propria mappa della «costellazione Comune». «Anche se sembra di essere di fronte al gioco del Monopoli - osserva - dove si vende e si compra. Ma sempre con i soldi dei cittadini». Solo le società partecipate almeno al 50 per cento da palazzo Tursi sono 15. Ognuna di loro, poi, si divide in altre sotto-società, con quote di partecipazione differenti.
«A ogni società - spiega Murolo - corrispondono costi di gestione diversi. E le scatole cinesi sono tante e tali che il cittadino che si trovasse a leggere queste carte, non sarebbe in grado di capire cosa fanno queste società. E poi, la domanda è lecita: c'è davvero bisogno di questo frazionamento?». La sola Amiu, ad esempio, assomiglia a una matrioska. «Amiu è partecipata dal Comune al 93,94 per cento - spiega il consigliere, dati alla mano - Sotto di lei, altre 12 società, in cui il comune partecipa in percentuale minore. Da Liguria Ambiente, ad Amiu Bonifiche, da Isab a Sater». Lo scenario che nasce dall'accurato studio delle partecipate porta a conclusioni sconcertanti.
C'è anche la concreta possibilità che il Comune, acquisendo quote su quote, finisca poi con il farsi concorrenza a se stesso. (...)