Comunicare attraverso la musica Mamme e bimbi a scuola insieme

Giovanni ascolta con gli occhi sgranati, Ottavia si muove ritmicamente insieme alla mamma, Carola piange quando la musica sembra finire. Tre bambini di pochi mesi e una giovane psicologa che canta per loro cercando di promuovere un tipo di comunicazione non verbale, ritmica, intuitiva in grado di coinvolgere anche le mamme. Siamo al Gepo (Gruppo di educazione pediatrica ostetrica), in via San Giovanni sul Muro 5, a Milano, un centro che segue mamma e bambino dal quinto mese di gestazione fino a quattro mesi dopo il parto, fondato nel 1978 dall’ostetrica svedese Bodil Cuneo. È qui che Nicole Bianchi, terapeuta quotidianamente a contatto con le problematiche infantili, tiene incontri di educazione attraverso l’ascolto per bambini da 0 a un anno. «Il proposito è quello di stabilire connessioni profonde fra mamma e figlio grazie alla musica e al canto», spiega. «Non si tratta di una performance, non bisogna saper cantare. Nei nostri incontri è fondamentale la libertà espressiva: le mamme possono lasciarsi andare, cantare e seguire il ritmo della musica insieme ai loro bambini». La reazione dei piccoli è positiva e non c’è da stupirsene: la propensione al linguaggio musicale dei neonati è naturale visto che sono da poco giunti nel mondo esterno da quel «bagno sonoro» nel quale erano immersi nella vita prenatale (il battito cardiaco della madre, solo per fare un esempio, attraversa il liquido amniotico e viene avvertito dal feto a 72 decibel, valore di 2 decibel più elevato rispetto al rumore prodotto dal traffico cittadino).
Durante gli incontri tenuti al Gepo, la Bianchi, grande passione per la musica e un passato da corista, improvvisa vocalizzi su una base musicale. Il metodo proposto si ispira alla elaborazione di Edwin Gordon, professore della South Carolina University e ideatore della Music Learning Theory. «Le musiche non devono essere per forza rilassanti, ma stimolanti, affinché il bambino sperimenti nel modo più ampio possibile le emozioni che l’ascolto suscita», dice la Bianchi seminando a terra piccoli strumenti, triangoli e nacchere, che le mamme sono libere di utilizzare. L’idea è che il bimbo possa espandere l’universo percettivo accompagnato dalla voce della madre che canta e suona liberamente. È proprio grazie alla qualità di questa partecipazione attiva da parte di entrambi che il piccolo impara a connettersi positivamente con le emozioni, ad arricchire il suo mondo interiore e a riscoprire intuitivamente quelle radici sonore che lo psichiatra e psicanalista Franco Fornari, allievo di Cesare Musatti, evidenziava parafrasando il Vangelo di Giovanni: «In principio era il suono, e il suono era presso la Madre, e il suono era la Madre».
L’esperienza musicale può avere inoltre connotazioni terapeutiche e preventive, evidenti se si considerano la malattia e il disagio come alterazione del ritmo naturale che produce disarmonia a livello fisico e mentale. Ecco che la creazione di uno spazio speciale, condiviso con il bambino attraverso la musica e il canto, diviene uno straordinario mezzo per superare le piccole e grandi difficoltà della vita. Certo può essere una sfida, soprattutto per la mamma: «Non si tratta di iscrivere il bambino all’ennesimo corso e di sommergerlo con nuove informazioni, ma di mettersi in gioco e cercare insieme a lui una modalità di comunicazione creativa», precisa la Bianchi. Ne vale la pena perché, come diceva ancora Fornari, «l’uomo può perdere la musica se perde l’anima, ma non perderà mai l’anima se conserverà la musica».