Consulta riunita per deciderele sorti del referendumDomani arriva il verdetto

I giudici della Corte Costituzionale riuniti in camera di consiglio per decidere sull'ammissibilità dei due quesiti referendari sulla legge elettorale. Cosa dicono i partiti

Novanta minuti per spiegare le ragioni del sì: è il tempo che hanno avuto i rappresentanti del comitato referendario per convincere i giudici della Corte Costituzionale a dare il via libera ai quesiti sulla legge elettorale. Com'è noto dopo la raccolta delle firme la scorsa estate (ne sono state raccolte 1,2 milioni a fronte delle 500mila richieste) e il controllo da parte della Cassazione, spetta alla Consulta decidere sull'ammissibilità sui quesiti che abrogano alcune parti del cosiddetto "Porcellum", con l'intenzione di ripristinare il sistema elettorale precedente, il Mattarellum, basato su un mix tra sistema maggioritario (75% dei seggi) e proporzionale (25%). La decisione della Corte è attesa per domani.

Le tesi dei pro referendum

Dopo aver lasciato la camera di consiglio, i giuristi pro-referendum hanno esposto ai giornalisti le loro ragioni. Il costituzionalista Alessandro Pace, dopo aver illustrato la tesi secondo la quale il referendum abrogativo consentirebbe la "riespansione" della norma precedente, cioè il Mattarellum, ha aggiunto: "Non faccio pronostici su giudici e cavalli...". "Dopo esserci spesi tanto e aver dato questa opportunità ai cittadini di esprimersi, prima di dire no - ha ammonito l’altro costituzionalista del comitato promotore Vincenzo Palumbo - bisogna che i giudici ci pensino un milione e duecentodiecimila volte". L’Associazione dei giuristi democratici, con Paolo Solimeno e Pietro Adami, ha sostenuto un'ipotesi diversa: secondo questi giuristi il referendum abrogativo "previsto dalla Costituzione è fisiologico che lasci un vuoto. Spetterà poi al parlamento riempire quel vuoto". No dunque alla inammissibilità dei quesiti, ma no anche all’automatica "reviviscenza" del Mattarellum.

I precedenti sul vuoto normativo

E' bene ricordare che in passato la Consulta ha bocciato alcuni referendum proprio sulla base del "vuoto legislativo". E la cancellazione di una legge elettorale senza l'immediata entrata in vigore di una nuova creerebbe, appunto, un vuoto tale da giustificare la bocciatura dei quesiti. Qualcuno ha pronosticato una decisione di questo tipo: bocciatura dei quesiti ma "invito" al parlamento di mettere di nuovo mano alla legge elettorale, sanandone gli aspetti più controversi (il cosiddetto parlamento dei nominati).

E i partiti cosa fanno?

Ovviamente le forze politiche non stanno ferme. Da tempo, infatti, è iniziato il confronto per trovare un'eventuale intesa volta a modificare la legge elettorale. Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, propone un asse Pd-Pdl-Udc per dare vita a un nuovo sistema di voto superando, di fatto, il referendum. "La politica, purtroppo, è diventata lo zimbello del Paese - ha detto Letta in un'intervista al ilSussidiario.net -. Per rendere possibile il suo riscatto prima è necessario che la legge elettorale venga cambiata... con una che ridia all’elettore la forza e la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e che, allo stesso tempo, garantisca l’efficienza del sistema. Il bipolarismo è stata una conquista positiva, ma quello fondato sulle estreme, che abbiamo conosciuto in questi anni, non ha funzionato. Da queste necessità dobbiamo ripartire".

Il segretario del Pdl Angelino Alfano si dice disponibile a cambiare sistema di voto, a condizione che non si tocchi il principio bipolare e quello, intrinseco, della scelta del premier da parte dell’elettorato. Anche il Pd, attraverso Pier Luigi Bersani, invita le forze parlmentari a mettere a punto un calendario per giungere ad una nuova legge. E, di fronte alle accuse di essere tiepido, ricorda che il suo partito ha contribuito attivamente alla raccolta delle firme. Di Pietro oggi era presente al Palazzo della Consulta insieme ad Arturo Paris (Pd). L’Idv grida al complotto: "La decisione del Pd, che vuole un tavolo per approvare una nuova legge elettorale con il Pdl e l’Udc, dimostra una cosa - accusa Leoluca Orlando - che in parlamento c’è una nuova maggioranza e che il Partito democratico vuole escludere l’Italia dei valori". Cosa accadrà ora? Tra poco vedremo quali saranno le conclusioni della Corte. Certo è che senza il "pungolo" del referendum i partiti potrebbero perdere la voglia di mettersi intorno a un tavolo per trovare un accordo in grado di dare vita a una nuova legge elettorale.