Contro la crisi

Nel paniere dei prodotti tipici mantovani, insieme ai tortelli di zucca, il riso alla pilota e la torta sbrisolona, bisognerebbe mettere anche un bel paio di collant. Lunghe, corte, parigine o autoreggenti non importa, le calze sono un capo irrinunciabile, un inno alla femminilità, ma soprattutto un prodotto mantovano al 100%. E il regno dei collant è a Castel Goffredo, in un angolo di pianura incuneato tra la provincia di Mantova e Brescia. Arrivando in questo paesino da 11mila anime ci si aspetterebbe di trovare solo fattorie e trattori che ingombrano le stradine di campagna. Ma non è così. Qui bisogna fare i conti con l'eccellenza mondiale della calzetteria, un settore industriale florido che ha dato vita a un distretto produttivo che comprende 18 comuni nel raggio di 20 chilometri con epicentro a Castel Goffredo. Le 205 imprese del distretto producono circa il 90% delle calze italiane, il 70% di quelle europee ed il 30% di quelle mondiali, con un fatturato annuo complessivo superiore al miliardo di euro. Insomma, senza il distretto non ci sarebbe stato il reggicalze di Sophia Loren, le gambe sinuose della Bardot sarebbero state meno provocanti, mentre le calze a rete della Fenech non avrebbe fatto girare la testa a due generazioni di adolescenti.
Tutti i grandi marchi della calzetteria femminile arrivano da qui, ma come è possibile che dei borghi contadini si siano trasformati a partire dagli anni Trenta in un distretto industriale di notevoli dimensioni? Tutto ebbe inizio negli anni Venti con la nascita dello storico Calzificio Noemi, un'impresa che iniziò la lavorazione della calzetteria con telai tedeschi semi industriali. Con il fallimento di questa prima iniziativa, alcuni operai della Noemi, invece che tornare al lavoro nelle campagne, aprirono i primi laboratori domestici di calzetteria e la prima azienda produttrice di filato. Con il passare degli anni queste imprese crebbero sempre più sino a trasformarsi nei grandi calzifici che, ancora oggi, sono gestiti per la maggior parte dalle stesse famiglie fondatrici.
Nonostante il mercato nazionale sia consolidato, così come quello europeo grazie alle forti esportazioni in Russia, Gran Bretagna, Germania e Francia, per il distretto mantovano delle calze la grande sfida è la Cina. A livello globale, il colosso asiatico si pone come il primo esportatore di calzetteria a bassa qualità, un prodotto che attualmente ha conquistato in gran parte il mercato americano. La sfida del distretto è dunque quella di inserirsi nel mercato cinese per proporre un capo d'élite indirizzato alla clientela più abbiente. Per fare ciò il Centro Servizi Calza ha organizzato due missioni commerciali in Cina, prima a Shangai e poi a Pechino, per promuovere questa eccellenza tutta lombarda. «La realtà cinese rappresenta una grande opportunità per il distretto - spiega il responsabile del Centro Servizi Calza, Francesco Merisio -. La peculiarità della Cina è quella di avere un mercato molto concentrato nelle grandi città, dove 41 città assorbono il 23% della popolazione e controllano il 52% del pil. Sicuramente si tratta di un mercato da educare, in cui la distribuzione è ancora da costruire, ma dove si possono stimare circa 100 milioni di potenziali consumatori per un prodotto di qualità come quello mantovano».