Corpo a corpo con il nostro futuro

Avremo registratori di emozioni nel cervello, denti nuovi grazie alle staminali e protesi robotiche comandate con il pensiero

Conoscere il futuro è da sempre uno dei sogni dell’umanità e da sempre ci si affida ai sogni, alla cabala o alle presunte arti divinatorie di qualche fanfarone più o meno dotato di fantasia. Oggi, per fortuna disponiamo di strumenti più sofisticati e scientifici. E, se occorre diffidare dei futurologi politici o economici, sempre in balia dell’imprevisto, la conoscenza di quello che avviene realmente nei laboratori di ricerca, istituti e università di tutto il mondo permette di sapere con una buona approssimazione le novità che ci riserveranno la scienza e la tecnologia. Tengo sempre a portata di mano i libri che si occupano di questo argomento, evitando con cura quelli che vedono il futuro nero, disumanizzato dalla tecnologia, e privilegiando quelli fiduciosi nelle magnifiche sorti - e progressive - della scienza. Per fortuna, almeno i sogni a occhi aperti si possono scegliere.
Uno dei miei preferiti è un saggio dell’anno scorso dal titolo fascinoso, Il futuro che già c’è (ma ancora non lo sappiamo), edizioni del Sole-24 Ore. L’autore è Vito di Bari, docente di Progettazione, gestione e innovazione dei sistemi al politecnico di Milano. Come annuncia il titolo, il futuro di cui ci parla Di Bari esiste già nei laboratori di ricerca e in alcuni casi è già entrato nella fase applicativa: va all’incirca dal 2010 al 2050 e quindi non riguarderà soltanto - avveniristicamente - i nostri pronipoti, ma anche noi e i nostri figli. Sono 70 previsioni e 85 anticipazioni, ben documentate, che fanno sognare e - miracolo - non lasciano neppure il rimpianto di essere nati troppo presto per potersele godere tutte e appieno. La prima buona notizia, infatti, è che il futuro del nostro corpo è invecchiare bene e a lungo. Se nella Roma antica l’aspettativa di vita era di 28 anni e nel Medio Evo di 33, nel 2050 la vita media nei Paesi evoluti sarà di 100 anni. Così, chi ha avuto la fortuna di nascere in Occidente dopo la Seconda guerra mondiale, oltre avere goduto di un lungo periodo di pace - nient’affatto sicuro per i nostri figli - potrà godere ancora a lungo della straordinaria evoluzione tecnico-scientifica della nostra epoca. «Se oggi avete fra i 25 e i 40 anni, le vostre probabilità di superare i 100 sono abbastanza alte perché in Italia il numero degli ultra-centenari raddoppierà ogni cinque anni».
Entro il 2020 gli investimenti in tecnologie medico-scientifiche raddoppieranno e si dimezzeranno le morti evitabili con tecnologie diagnostiche avanzate, assicura Di Bari, così «se resisti per altri 10 anni, il progresso medico scientifico sarà forse in grado di regalarti 5 anni di vita in più». E entro il 2040 il numero degli ultraottantenni diventerà, in Europa, almeno pari a quello degli ultrasessantacinquenni attuali. Il concetto stesso di vecchiaia cambierà, un po’ alla volta si finirà per considerare vecchio solo chi ha più di 80 anni: «E - poiché le età della vita scalano di conseguenza - saremo uomini e donne maturi (gli attuali 50-65enni) solo fra i 65 e gli 80 anni. E verremo considerati adulti fra i 50 e i 65; in pratica, un 50enne di domani ci apparirà come un 30enne di oggi». D’altra parte, nei prossimi vent’anni «le reti di solidarietà familiare diventeranno sempre più ristrette (a causa del decremento demografico) e più instabili (a causa del sempre maggiore numero di separazioni e di divorzi»; aumenterà il bisogno di personale badante e dunque aumenterà l’immigrazione dal terzo mondo.
Aumenteranno in modo vertiginoso anche le operazioni di chirurgia estetica, definitivamente percepita, entro il 2020, come un investimento per ottenere maggiore successo nelle relazioni personali e professionali: meno della metà dei nati in questo secolo manterranno il proprio corpo intatto da interventi chirurgici di «body design» e entro il 2050 almeno 25 milioni di persone nel mondo decideranno di avere una faccia completamente nuova. Nel 2025 ci sarà un ultrasessantacinquenne su due che frequenterà palestre e che sarà pronto a rifarsi una vita di coppia, grazie a farmaci antidepressivi e a supporto della libido, oltre che per la maggiore aspettativa di vita. Non solo: entro il 2030 gli ultrasessantacinquenni saranno il più numeroso gruppo demografico italiano, dunque «monopolizzeranno la televisione, saranno l’oggetto del desiderio delle imprese mass market, decideranno chi governa» e, insomma, i nuovi anziani diventeranno la più potente lobby nel sistema di consenso. Naturalmente se il sistema economico-pensionistico reggerà, ma difficilmente le strutture sanitarie pubbliche saranno in grado di gestire un’assistenza adeguata a una quantità di anziani tanto più sani ma anche tanto più numerosi.
Fra il 2010 e il 2020, oltretutto, si diffonderà una nuova malattia: l'ortoressia, una forma patologica di ossessione per il salutismo estremo: ci porterà «a soffrire di stress, sensi di colpa, depressione, ansia e fobie da cibo», tanto che fra il 2015 e il 2030 almeno 100 milioni di persone nel mondo si nutriranno in prevalenza di pillole, con sapore e proprietà nutritive basate sul gusto personale e sulle prescrizioni dei dietologi. Per la verità è una previsione che si faceva già da decenni, e che non si è realizzata, ma anno dopo anno si scopre che «mangiare fa male», come anno dopo anno lo si è detto del fumo, fino a farlo diventare un vizio in via di estinzione: così è realisticamente prevedibile che dal 2075 in poi «mangiare inizierà a diventare un hobby legato al gusto e non una necessità».
In compenso, grazie alle biotecnologie, saranno realizzati vaccini per ogni malattia e problema: «Smetterò di fumare e non avrò più carie, sarò immune dall’Aids e dal cancro, da vecchio non mi verrà l’alzheimer. Mio figlio non sarà obeso... Vaccini come se piovesse». Tra il 2015 e il 2025 ci sarà una crescita esponenziale di nanotecnologie in campo medico, per cui sarà possibile monitorare a distanza i parametri vitali dei pazienti, nelle loro case; sempre a domicilio ci cureranno medici-robot dotati di sensori, avanzatissimi ma guidati - sempre a distanza - dal nostro medico. Grazie a microsensori cardiaci il nostro cuore telefonerà da solo al cardiologo di fiducia, in caso di necessità. Disporremo anche di una card antiepidemie che ci avvertirà tempestivamente di ogni contagio e potremo fare un check up in dieci minuti, senza neppure doverci spogliare e a basso costo, in appositi centri simili agli odierni internet-café. Grazie a un microchip sottocutaneo avremo la nostra storia clinica aggiornata sempre con noi e, grazie alle cellule staminali, sarà possibile (è solo un esempio delle tante applicazioni) far ricrescere i denti perduti. In sale chirurgiche che sembreranno uscite da film di fantascienza verremo operati da infallibili micro-robot molecolari e, in caso di necessità, disporremo di protesi robotiche che potremo comandare con il pensiero.
Altre meraviglie? Avremo un registratore di emozioni nel cervello, grazie a un nanochip che sarà disponibile dal 2025: si chiama Soul Catcher, «acchiappanima», e registrerà esperienze, pensieri, sensazioni, mettendoci in grado di riviverle con la precisione di un videoregistratore; le automobili non ci permetteranno più, già fra qualche anno, di addormentarci al volante; potremo sentire e scegliere profumi e odori attraverso internet, mentre degli occhiali speciali ci daranno tutte le informazioni che ci servono, compreso nome, cognome e professione di chi abbiamo davanti.
Quella che ho raccontato in breve è solo una delle quattro parti del libro, su «Il corpo: la salute, la bellezza». Le altre tre parti riservano meraviglie, sogni, stupori e preoccupazioni a volontà: «L’habitat: la natura e le città»; «Il tempo libero: lo svago e le relazioni»; «Il lavoro: gli affari e le tecnologie». Peccato che, stampato su carta pessima, sia già ingiallito. Non sempre gli editori amano il futuro lontano dei loro libri.
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