Al "Corriere" il derby dei veti incrociati La finale? Mieli-De Bortoli

Sembra che la partita per la poltrona di direttore del Corriere della Sera si risolverà in un derby tra l’attuale numero uno Paolo Mieli e Ferruccio De Bortoli, che guida il Sole 24 Ore. Derby perché entrambi sono di casa in via Solferino. A Mieli, direttore dal ’92, è subentrato De Bortoli nel ’97 fino al 2003. Poi, dopo la parentesi di Stefano Folli, nel 2004 il quotidiano è tornato a Mieli. Il patto di sindacato dei 17 grandi soci di Rcs, tra cui Mediobanca e Intesa, presiedute rispettivamente da Cesare Geronzi e Giovanni Bazoli, ma anche Montezemolo, Tronchetti Provera, Ligresti, Della Valle, si riunirà lunedì. Formalmente si tratta di compilare la lista per il prossimo cda di Rcs. In realtà si parlerà anche del direttore.
Da tempo Mieli è nel mirino, vuoi per l’emorragia di lettori (-10% negli ultimi 12 mesi), vuoi per la linea politica che al di là di tutte le geometrie di questi ultimi anni resta marchiata dall’endorsement del 2006 a favore di Romano Prodi. Ma sostituire il navigato giornalista non è facile. Specie dopo che i nomi circolati in queste settimane, come Carlo Rossella (ex Tg5, considerato vicino a Montezemolo), Roberto Napoletano (direttore del Messaggero, stimato dall’ala destra della Confindustria), o Carlo Verdelli (che sta facendo assai bene alla Gazzetta dello Sport), sono tutti stati impallinati dai veti incrociati dei due grandi vecchi del patto e dei poteri forti nazionali: Bazoli e Geronzi. Così si è tornati a De Bortoli, la cui esperienza e abilità sono garanzia anche in vista della forte ristrutturazione aziendale che si profila all’orizzonte. Del resto, la dura presa di posizione dei giornalisti del Corriere che lunedì scorso, in un’assemblea d’altri tempi per partecipazione, hanno votato un pacchetto di 6 giorni di sciopero in difesa degli organici e dell’autonomia del giornale dalla politica, ha contribuito a un’accelerazione e forse anche a considerare l’ex De Bortoli come unica alternativa a Mieli. Anche se l’uscita di quest’ultimo è per nulla sicura: dipenderà dalla capacità dei soci di trovare un’intesa sull’assetto complessivo della direzione. Perché è indubbio che De Bortoli non sposti granché il baricentro del quotidiano verso destra, che sembrava essere l’intento originale della svolta. Dunque è prevedibile l’innesto di qualche vice a favorire questo riequilibrio.
Di certo lunedì i soci dovranno risolvere un altro problema: se confermare Antonello Perricone, ad del gruppo. In mancanza di una valida alternativa, il piano di ristrutturazione verrà gestito dall’attuale ad, in stretta collaborazione con il dg dei quotidiani Giorgio Valerio, manager emergente del gruppo. Lascerà invece la vicepresidenza Gabriele Galateri: il ruolo, in «quota» a Mediobanca, dovrebbe passare al dg della banca d’affari Renato Pagliaro. Mentre il posto libero nel cda verrà occupato da un dirigente indicato dalla stessa Mediobanca.