Corsi di lingua, libri e piatti tipici: Milano si è innamorata della Cina

Sarà perché è un Paese con una storia millenaria. O perché rappresenta la seconda economia mondiale e ha un legame stretto con la Lombardia (che copre oltre il 35% delle esportazioni italiane verso la nazione). Fatto sta che la Cina esercita sempre più fascino sui milanesi. Basta osservare il numero di iscritti ai corsi di lingua, ogni semestre in crescita del 50% presso l'istituto Confucio dell'Università degli studi, che fa parte di una rete mondiale di 300 centri (di cui 8 in Italia) nati per promuovere la cultura cinese. «Le classi del livello elementare sono le più frequentate, con circa 40 allievi» spiega Silvia Pozzi, responsabile didattica della struttura, che offre 9 differenti percorsi formativi, dai basilari a quelli di perfezionamento. «Vanno poi considerati i 30 bambini, che i docenti seguono singolarmente a domicilio, in attesa di predisporre per il prossimo autunno delle aule nelle nostre sedi. Le mamme italiane sono molto interessate a far apprendere il cinese ai propri figli, forse perché comprendono che sarà la lingua del futuro».
Sembra pensarla così anche Claudia Spriano, avvocato, senior associate di un importante studio legale, la cui figlia Lucrezia, di 9 anni, da due studia tutti i giorni il mandarino, seguita da un'insegnante privata e in più frequenta delle lezioni, presso la Fondazione Italia Cina. «Lucrezia apprende con facilità, grazie all'esercizio quotidiano, lo fa con entusiasmo e ora si sta preparando per il Young Chinese Text, che si terrà all'Università di Milano- racconta Spriano - quanto a me, ho voluto che entrasse in contatto con una cultura ricca di storia e valori, alcuni dei quali simili ai nostri, come l'importanza attribuita alla famiglia».
Motivi professionali, amore per l'Oriente, ma anche tanta curiosità, sono invece le ragioni che spingono molti adulti a conoscere il cinese. «Ho iniziato per tenere il cervello allenato- spiega Anita Boselli, che lavora nel campo assicurativo - poi mi sono appassionata. Lo stesso è accaduto ai miei compagni di corso, persone di età compresa tra i 25 e i 75 anni». Trovare l'insegnamento giusto, con docenti madre lingua, non è poi difficile: oltre all'Istituto Confucio, è molto qualificata la Scuola di formazione permanente della Fondazione Italia Cina, con un'articolata proposta didattica, rivolta soprattutto a manager e imprenditori e accompagnata dall'organizzazione periodica di viaggi in Cina, a scopo turistico e di approfondimento. Da decenni, inoltre, il Comune di Milano offre dei corsi di lingue orientali, riconosciuti dall'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (Is.I.A.O.) per il conseguimento di un certificato o del diploma.
Al di là dell'aspetto linguistico, l'interesse del capoluogo lombardo per il Dragone si manifesta anche attraverso l'adesione a varie attività gestite dall'Istituto Confucio, come l'introduzione alla calligrafia, i seminari sulla medicina tradizionale, mostre, rassegne cinematografiche, concerti, spettacoli teatrali, giornate di studio con sinologi. E un corso pratico di cucina cinese, dal titolo «Cena a casa di Wang», che si svolge la sera presso il teatro7lab, nel quartiere Isola (via Thaon di Revel 7), con la possibilità di degustare i piatti preparati dai partecipanti. Anche la letteratura gioca la sua parte, se pensiamo che ogni anno le biblioteche milanesi si arricchiscono di 150 titoli di narrativa contemporanea, che provengono da Shanghai, molti dei quali presi in prestito da italiani.
Nel 2010, poi, in occasione dell'anno della cultura cinese in Italia e della celebrazione del quarantesimo dei nostri rapporti diplomatici con Pechino, Milano, come altre città, è stata animata da vari eventi dedicati alla Cina, tra cui esposizioni e opere teatrali.
Infine, la moda orientale sembra aver invaso anche la vita notturna all'ombra della Madonnina. Da qualche anno molti locali del centro hanno preso l'abitudine di festeggiare il Capodanno cinese (che cade tra gennaio e febbraio), con serate a tema, dove è rigorosamente richiesto l'abito rosso. I meno mondani si accontentano di cene pantagrueliche nei ristoranti più tipici di via Paolo Sarpi, seguite dagli immancabili botti della mezzanotte.