Corte di Strasburgo: "No al crocifisso a scuola"

Non si placano le polemiche dopo la sentenza della Corte
europea dei diritti dell’uomo. Il governo ha presentato ricorso. La Santa Sede: &quot;Sentenza miope e sbagliata&quot;. <strong><a href="/interni/via_uffici_foto_napolitano/04-11-2009/articolo-id=396176-page=0-comments=1">Provocazione di Messori</a></strong>: &quot;Via dagli uffici la foto di Napolitano&quot;. <strong><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani">Blog / L'Europa e il crocifisso negato </a></strong>

Strasburgo - La decisione della Corte di Strasburgo fa discutere. E non poco. E' la prima in assoluto sui simboli religiosi nelle scuole. La presenza dei crocefissi nelle aule è "una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni". L'ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana. Il Vaticano prende tempo: "Prima di commentare dobbiamo leggere la motivazione". Ma i politici non si trattengono. E piovono critiche quasi unanime, non solo dalla maggioranza. Intanto il governo italiano ha già presentato ricorso.

Il caso A sollevare la questione era stata Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione. La sentenza stabilisce che il governo italiano corrisponda alla signora Soile Lautsi un risarcimento di cinquemila euro per "danni morali".

Il Vaticano: "Limitazione della libertà" Il Vaticano considera sbagliata e miope la decisione della Corte europea di Strasburgo. "La sentenza è stata accolta in Vaticano con stupore e rammarico". Lo afferma il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. "Il Crocifisso - ricorda - è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l’umanità". Per questo, spiega padre Lombardi, "dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà: non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente". Secondo il direttore della Sala Stampa Vaticana "in particolare, è grave voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell’importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana". Infatti, "la religione dà un contributo prezioso per la formazione e la crescita morale delle persone, ed è una componente essenziale della nostra civiltà. È sbagliato e miope volerla escludere dalla realtà educativa". Per padre Lombardi, "stupisce poi che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata alla identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano. Non è per questa via - conclude il portavoce della Santa Sede - che si viene attratti ad amare e condividere di più l’idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini. Sembra che si voglia disconoscere il ruolo del cristianesimo nella formazione dell’identità europea, che invece è stato e rimane essenziale".

La Cei: questa non è laicità
"La decisione della Corte di Strasburgo suscita amarezza e non poche perplessità. Si rischia di separare artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali, mentre non è certo espressione di laicita, ma sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione. Alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche". È quanto sottolineano i vescovi italiani citando le parole di Benedetto XVI ad un convegno nel 2007. 

Gelmini: "Il governo ha presentato ricorso" "Il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell`uomo di Strasburgo". Lo annuncia in una nota il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha emesso oggi una sentenza nella quale stabilisce che esporre il crocifisso nelle classi della scuola pubblica è contrario al diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le proprie concezioni religiose, e al diritto degli alunni alla libertà di religione.

Zaia: sentenza vergognosa "In attesa di conoscere le motivazioni non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica". Così il ministro delle politiche agricole Luca Zaia interviene in merito alla notizia della sentenza. "Chi offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo è senza dubbio la Corte di Strasburgo. Senza identità non ci sono popoli, e senza cristianesimo non ci sarebbe l’Europa". 

Meloni: simbolo identità europea "Il crocifisso è un simbolo indissolubilmente legato all’identità dei popoli europei, anche al di là dei suoi significati religiosi". Così il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. 

Carfagna: non lede libertà, il burqa sì "Sono altre, e non certo la presenza di un crocefisso nelle aule scolastiche - dichiara il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna - le vere limitazioni della libertà individuale: penso al burqa e al niqab. Su questi mi aspetto che la Corte europea si pronunci in maniera altrettanto netta e chiara".

Scajola: simbolo universale di amore "Il crocefisso è un simbolo universale di amore, di mitezza e di pace - afferma il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola -. Impedirne l’esposizione è una violenza ai sentimenti profondi del popolo italiano e di tutte le persone di buona volontà".

Casini: Europa pavida "La scelta di bocciare la presenza del crocifisso nelle scuole è la prima conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione Europea". Lo afferma il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. "Nessun crocifisso nelle aule scolastiche ha mai violato la nostra libertà religiosa, né la crescita e la libera professione delle fedi religiose. Quel simbolo è un patrimonio civile di tutti gli italiani, perché è il segno dell'identità cristiana dell'Italia e anche dell'Europa".

Bersani: tradizione non offensiva Da Bruxelles il leader del Pd, Pierlugi Bersani difende la tradizione del crocefisso a scuola: "Penso che in questo delicato campo il buon senso finisce per essere vittima del diritto", dice a giornalisti che lo attendevano all’ingresso del palazzo Berlaymont, sede della Commissione Europea per chiedergli un commento sulla sentenza. "Penso - ha quindi proseguito - che un’antica tradizione come quella del crocefisso non possa essere offensiva per nessuno".

Sindacati divisi Non è unanime il commento dei sindacati italiani della scuola dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. A prevalere è lo scetticismo. Un giudizio decisamente positivo arriva solo dalla Flc Cgil, mentre Cisl scuola e Snals scuola criticano la sentenza. Posizione neutra da Uil scuola e Gilda.