«Così abbiamo scoperto l’elisir di giovinezza»

Quando Don Verzé ha parlato per la prima volta di un prolungamento della vita fino a 120 anni, in tanti sono rimasti perplessi. Ebbene, ad avvalorare la sua tesi, ora arriva anche un cocktail di lunga vita: acqua potabile arricchita con un mix di tre aminoacidi. A scoprire la ricetta in stile Matusalemme è stato un team di ricercatori lombardi provenienti da atenei e strutture sanitarie regionali: un gruppo di scienziati targati università degli Studi, università di Pavia, università di Brescia e Istituto auxologico. Fra provette e alambicchi, hanno dimostrato, per la prima volta al mondo sui mammiferi, l’effetto allunga-vita di una miscela di amminoacidi a catena ramificata aggiunta alla normale alimentazione. Secondo gli studiosi, coordinati da Enzo Nisoli dell’università Statale di Milano, la ricetta stimola la produzione di energia e la difesa contro i radicali liberi.
A testarla sono stati i topi, ai quali gli scienziati hanno fatto bere il nuovo cocktail. Risultato: si mantengono in buona salute e la loro vita si allunga. Gli ingredienti chiave di questo composto sono tre dei venti aminoacidi che normalmente costituiscono le proteine. «È la prima volta che si dimostra che una miscela di aminoacidi può aumentare la sopravvivenza nei mammiferi», conferma Nisoli. Prima dei topi, l’unico a sperimentare le qualità dell’elisir di lunga vita era stato il lievito unicellulare, protagonista di studi precedenti che avevano già dimostrato come i tre aminoacidi fossero in grado di prolungarne la vita. I risultati, riflette Nisoli, suggeriscono che questa miscela «potrebbe rivelarsi un’utile strategia preventiva nelle persone in là con gli anni. Non la ritengo indicata, anzi mi sembra superflua, nei più giovani in buone condizioni fisiche», avverte.
I ricercatori ipotizzano supplementi nutrizionali a base dei tre aminoacidi per i pazienti con insufficienza cardiaca oppure con una condizione di degenerazione muscolare nota come sarcopenia, o anche con malattie polmonari cronico-ostruttive o altre disfunzioni caratterizzate da difetti del metabolismo energetico.
«Questo studio - conclude Nisoli - rappresenta una tappa importante in prospettiva di un nuovo approccio nutrizionale alle malattie legate all’invecchiamento e ai problemi di carenza energetica. La vera sfida sarà convincere i medici che questi supplementi possono rivelarsi utili per i loro pazienti. Sarebbe necessario, per questo, un esteso trial clinico nell’uomo. Un impegno che potrebbe non essere semplice, data la scarsa propensione delle case farmaceutiche a confrontarsi con approcci di tipo nutrizionale».
I ricercatori spiegano come si sono mossi in laboratorio: durante lo studio, alcuni topi maschi di mezza età sono stati dissetati con il cocktail fino alla fine dei loro giorni e hanno vissuto più a lungo del gruppo di topi di controllo, a cui non era stata aggiunta la miscela di aminoacidi nell’acqua. Lo scarto fra i due gruppi è stato di 95 giorni: i topi nutriti a base di aminoacidi hanno vissuto 869 giorni, contro i 774 dei «colleghi», godendo di un allungamento della vita del 12 per cento.