Così Bersani vuol creare la super-utility

Nascerebbe un grande gruppo inferiore solo all’Enel

da Milano

Un polo energetico forte, in grado di fare da calamita per le aziende elettriche regionali, superando manfrine e localismi che stanno frenando le aggregazioni tra le ex-Aem. Si tratta del progetto «ItalRwe» che il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, sta portando avanti da mesi. E parte da due punti: Endesa Italia ed Edison. Primo obiettivo: scorporare una serie di attività delle due società e farle confluire in Aem-Asm, che a questo punto diventerebbero il numero due nazionale come capacità produttiva dopo Enel. Ma che si scontra con gli interessi della francese Edf in Edison e della tedesca E.On in Endesa Italia.
Vediamo cosa sta capitando per Endesa Italia: l’accordo di pace Enel-E.On prevede che le attività europee di Endesa vadano ai tedeschi. Ma Endesa Italia fa capo per il 20% ad Asm Brescia, che sostiene di avere una prelazione sull’intero capitale, e che si dice disposta a scambiarla con una spartizione delle centrali. Ufficialmente la trattativa avviene tra Asm ed Enel, di fatto invece, secondo quanto risulta al Giornale, si svolge al ministero per lo Sviluppo economico. Che prevede di assegnare la centrale sarda di Fiumesanto (che fa il 25% dei margini dell’intera Endesa Italia) ad Asm. Non solo, ma secondo indiscrezioni E.On avrebbe ricevuto un «invito» a mantenere un profilo basso. Nel frattempo, però, nei palazzi romani starebbe trapelando un certo imbarazzo per il ruolo che il ministero sta giocando, e (anche) questo spiegherebbe perché l’accordo per la spartizione di Endesa Italia non è stato ancora firmato.
Ancora più importante (e ben più delicata) è la partita Edison. L’uscita di circa un mese fa di Renzo Capra, big boss di Asm, che ipotizzava una spartizione di Edison se non si fosse raggiunta un’intesa con Edf, avrebbe avuto l’avallo romano. Al punto che una fonte ha detto al Giornale che l’ipotesi di spartizione di Edison con i francesi «è più che realistica». Ovviamente i francesi non l’hanno presa bene, e circa due settimane fa Edf ha mandato una lettera piuttosto secca a Milano invitando a smetterla con le esternazioni sul futuro di Foro Buonaparte. E le esternazioni sono finite. Convincere (o costringere) Edf a una spartizione non sarà facile.
Ma non sembra abbandonato l’obiettivo di far confluire in Aem-Asm sia parte degli asset di Endesa, sia di quelli di Edison. Che avrebbe una serie di vantaggi incrociati di non poco conto. Primo: ridimensionerebbe il peso di Edf e di E.On in Italia, ma lascerebbe una presenza significativa, tale da mantenere comunque una concorrenza reale. E nulla impedirebbe a tedeschi e francesi di crescere autonomamente. Secondo: si creerebbe un polo con una capacità produttiva tale da aggregare «per forza» le riottose utilities regionali e sovraregionali, creando quella «Rwe italiana» a cui punta il governo. Dotata di un bel pacchetto di centrali e di un forte radicamento locale. Si avrebbero così due realtà nazionali (Enel e ItalRwe), con due soggetti stranieri importanti e solidi (Edf ed E.On) a fare da pungolo. Replicando in questo modo il modello tedesco. Sempre che Bersani riesca a condurre in porto il suo progetto.
La verifica si avrà nei prossimi mesi: le decisioni su Endesa Italia non dovrebbero tardare. E lunedì 22 ottobre ci saranno le assemblee per la fusione Aem-Asm, che diverrà operativa dal 1° gennaio. Poi si vedrà.