Così la dieta a zona «marca» a uomo

Il professor Barry Sears sta alla dieta a zona come Arrigo Sacchi sta al gioco a zona. Insomma, questione di modulo: alimentare nel caso di Sears, calcistico nel caso di Sacchi. «Mister» Sears ha però un merito in più: la dieta a zona (chiamata in Europa, EnerZona) è tutta farina del suo sacco. Con buona pace di...Sacchi.
Una filosofia alimentare - quella elaborata da Sears - che «la scienza considera migliore di tutte»; almeno così assicura lui, laureato in biochimica, ricercatore del MIT specializzato nel controllo dietetico delle risposte ormonali.
Il prof Sears è in Italia per promuovere «Magri per sempre» (Sperling & Kupfer), il dodicesimo dei suoi libri già letti da oltre sei milioni di americani. Lo incontriamo a Milano, dove ha appena partecipato a un convegno; al suo fianco Riccardo Pina, direttore programma «Dieta Zona» per l’Europa che - dopo Spagna, Italia, Grecia e Cipro - si appresta a sbarcare anche in Germania.
Professor Sears, un americano come lei che cerca di insegnare a mangiare bene a noi, vessilliferi della mitica dieta mediterranea... Che coraggio!
«Nessun popolo ha un regime alimentare peggiore di quello americano. Ma, purtroppo per voi, anche l’Italia è diventato un Paese a rischio».
E da che cosa lo deduce?
«Avete i bambini più obesi d’Europa».
Qual è il suo consiglio: dieta a zona fin da piccoli?
«Prima si comincia a mangiare correttamente e meglio è...».
Nel mondo milioni di persone seguono i suoi dettami alimentari, come se lo spiega?
«Perché la gente ha finalmente capito come gli ormoni provocati da determinati cibi determinano un effetto negativo sui nostri geni».
E il conseguente aumento di peso...
«Chili in eccesso, certo. Ma anche un abbassamento generale del del livello di salute e di benessere».
Lei ha trovato una soluzione?
«Sì. Usando il cibo come una medicina e non solo come fonte di calorie possiamo, se non cambiare i nostri geni, almeno modificarli in positivo».
Esiste una formula magica?
«Nessuna magia. È sufficiente abbinare una dieta antinfiammatoria (la zona) con i grassi buoni (i famosi omega 3)».
Tutto qui?
«La cosa fondamentale è che ogni persona decida singolarmente di volersi bene, senza delegare alle aziende farmaceitiche o alimentari la cura del proprio benessere psicofisico».
Come dire, una dieta a zona in grado però anche di «marcare» a uomo...
«I primi risultati si vedranno in meno di trenta giorni sia negli esami del sangue sia sulla bilancia. E ciò senza rinunciare al gusto, ma grazie a ricette facili e gustose per l’intera famiglia».
La sua è anche una guerra contro i luogi comuni «cucinati» dai nutrizionisti.
«Mi limito a qualche interrogativo. E se l’accumulo di peso non fosse causato da golosità e scarso autocontrollo? E se non tutto il grasso fosse dannoso? E se le cause dell’obesità fossero da ricercare altrove?».
Mi tolga una curiosità: nelle interviste qual è la domanda più stupida che le rivolgono?
«Quella a zona è una dieta iperproteica?»
Ultima domanda: quella a zona è una dieta iperproteica?
«Ah ah ah...».