Così maschi e femmine imparano il lavoro a maglia

Lavorare a maglia, roba d'altri tempi? Niente di più sbagliato. Per rendersene conto, basta notare quante riviste specializzate sull'argomento sono esposte nelle edicole di giornali. Oppure andare su Internet e scoprire che esistono addirittura gare internazionali di velocità per le appassionate di tutto il mondo.
Che cos'è il lusso, nell'epoca della globalizzazione e dei prodotti in serie tutti uguali, se non l'unicità di un capo fatto a mano, su misura, in lana pregiata, impiegando tutto il tempo che occorre? Come ammoniscono i manuali, il capo può essere semplice, ma deve presentare punti bene eseguiti e rifiniture impeccabili. Anche se oggi non usiamo più parole come «sferruzzare» o «fare la calza», il paziente intreccio di fili che, punto dopo punto, con sapienza antica, trasforma il gomitolo di lana in tessuto resta lo stesso di secoli fa. E i ferri del mestiere conservano la forma tradizionale: erano di legno o di metallo, adesso si possono trovare in materiali moderni come la lega di alluminio e la plastica.
Chi lavora a maglia oggi? Sono prevalentemente signore di mezza età o più anziane ad affollare i negozi in cui si vendono i filati e tutto l'occorrente per confezionare un capo, ma non mancano giovani future mamme con il pancione, che dedicano i mesi dell'attesa a preparare il corredino con le loro mani. Si lavora per sé ma più spesso per altri, figli, mariti, nipotini.
«L'età media delle nostre clienti è attorno ai 60 anni, ma vediamo un grande ritorno di interesse anche da parte delle giovani, che amano confezionare soprattutto accessori, come sciarpe e berretti», dice la signora Patrizia, responsabile del negozio Canetta di Via Fiasella. «Ci aiuta la moda, con i numerosi capi in maglia e all'uncinetto presenti nelle sfilate. È un hobby da coltivare con entusiasmo anche in età avanzata, come nel caso della cliente novantenne che si appoggia al bastone e per niente al mondo rinuncerebbe a venire personalmente in negozio. E la lana - il cashmere in particolare - regala al tatto piacevoli sensazioni, rilassa». Se ne innamorano anche le giovani commesse che vengono qui a lavorare e nel giro di un paio d'anni imparano tutto sulla maglia. «Non facciamo una vera e propria scuola, ma seguiamo le clienti che lo desiderano e che possono scegliere tra le riviste specializzate che riceviamo direttamente da Milano», conclude.
«Dopo la forte concorrenza della felpa negli anni Novanta, la maglia è ridiventata trendy e l'età di chi lavora per passione si è abbassata molto», conferma la signora Rita, che nel negozio La Fonte della Lana in Via Galata insegna alle clienti tutti i segreti per usare i ferri e l'uncinetto. «Le incoraggio - spiega - a diventare stiliste di se stesse», un'opportunità interessante in tempi di crisi, perché costituisce una via di mezzo tra il costoso capo firmato e il prodotto cinese in materiale scadente. «In Italia - prosegue - abbiamo una tradizione artigianale di prim'ordine, dobbiamo continuarla e valorizzarla coltivando la manualità già nei ragazzini, come si sta ricominciando a fare anche a Genova in alcune scuole, dove si insegna a maschi e femmine a lavorare a maglia intrecciando la lana direttamente con le dita». Da non trascurare, infine, l'effetto terapeutico che si riscontra nelle clienti di tutte le età. «Lavorare a maglia rilassa e rafforza l'autostima, grazie al piacere di creare con le proprie mani». Lunga vita al lavoro a maglia.