Cosentino, oggi la Camera vota sull'arrestoIl gip è in conflitto d’interessi, ma non lascia

Arriva alla Camera il voto per l'arresto di Nicola Cosentino. Ricucito lo strappo Lega-Pdl: <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/interni/bossi_frena_non_rompo_berlusconi/12-0... target="_blank">Bossi lascia ai suoi libertà di coscienza</a> </strong>e in 25 <a href="/interni/tensione_lega_25_pronti_respingere_manette/12-01-2012/articolo-id=566459-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>sono pronti a respingere le manette</strong></a>. Ombre sul gip: due indagati citano il fidanzato della giudice. Avrebbe acquistato pc per 15mila euro dal genero di un boss. Ma lei non molla l’inchiesta. <a href="/interni/la_lega_non_voti_larresto_solo_ragioni_politiche/12-01-2012/articolo-id=566463-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Papa: "La Lega non voti sì solo per ragioni politiche"</strong></a>. Ecco <a href="/interni/vecchie_accuse_e_incontri_fantasma_ecco_venti_motivi_non_arrestarlo/12-01-2012/articolo-id=566462-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>venti motivi per non arrestarlo</strong></a>

Nelle carte dell’inchiesta su Nicola Cosentino, in rapporti con gli indagati amici, spunta il compagno della gip che ha firmato la richiesta d’arresto per il deputato. Si tratta di Giovanni Allucci, Ad del consorzio Agrorinasce impegnato nel riutilizzo dei beni mafiosi confiscati. Di lui parlano, in alcune conversazioni contenute nell’ordinanza d’arresto, due protagonisti dell’indagine: Nicola Di Caterino e Cipriano Cristiano. Il primo (che deve rispondere di 13 capi d’imputazione) è descritto dal gip Egle Pilla «come imprenditore colluso con il clan dei Casalesi», mentre il secondo, ex sindaco di Casal di Principe (6 capi di imputazione) è lapidariamente definito quale «esponente politico organico» alla famiglia criminale.

Nella telefonata del 25 luglio 2006 emerge che Cipriano subito dopo aver visto Cosentino contatta Di Caterino, al quale prospetta un incontro con Nick ’o americano per discutere «del centro commerciale» e di «altre cose». «Di Caterino - scrive il gip - pare sapere che Cosentino gli parlerà del progetto “Biciclopoli” (iniziativa del consorzio Agrorinasce amministrato da Giovanni Allucci)». Il 14 marzo 2007, è sempre Cristiano a invitare Nicola Di Caterino «a mettersi in contatto con Allucci per una questione riguardante certi operatori». Il gip, insomma, scopre dalle carte dei pm che tra gli interlocutori del compagno ci sono anche due indagati che si sarebbero spesi con Cosentino per la costruzione del megastore dove riciclare soldi sporchi dei Casalesi. Nonostante il «conflitto d’interessi», il gip non si è astenuto.

Contattata dal Giornale, Egle Pilla non ha commentato. Il compagno ha invece confermato di essere legato sentimentalmente al giudice e quanto a Biciclopoli... «non era un progetto di Agrorinasce, ma del Comune di Casal di Principe che non è stato poi realizzato per difficoltà tecniche. Con noi si comportano tutti bene a dire la verità. A cominciare da Cosentino a scendere all’ultimo. Lo stesso Di Caterino è uno che, quando è stato responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Casal di Principe, ha collaborato, era un nostro interlocutore per ciò che riguarda i beni confiscati». Eppure, a detta della sua compagna, «Di Caterino attestava falsamente la completezza della documentazione per consentire il rilascio del permesso a costruire per la realizzazione del centro commerciale “Il Principe”».

Dunque, Di Caterino e Cosentino diventano camorristi se discutono del centro commerciale ma se si occupano, invece, di «Biciclopoli» sono dei benefattori e non vengono indagati. «Io di questa cosa non conoscevo nulla - aggiunge Allucci - ma so bene i pericoli che ci sono su questo territorio. Con Agrorinasce controlliamo tutto, chiediamo informative, facciamo gare anche per importi minimi». Non era forse il caso di lasciare ad altri l’inchiesta? «Era più la mia preoccupazione che della mia compagna. Io sono tranquillo», come lo era quando la Dda scoprì che il suo consorzio aveva comprato 15mila euro di pc, per destinarli all'«Università della Legalità», dalla società del genero del boss Francesco Bidognetti, il temibile Cicciotto ’e mezzanotte.

Anche allora fu una intercettazione a rivelare la vicenda. E anche allora, come ora, nessuno pensò male.