Cresciute le imprese aperte da immigrate

L’impresa straniera? È donna. Nel 2007, infatti, sono salite a 3100 le ditte individuali femminili con titolari extracomunitarie, numero che rappresenta il 52% del totale lombardo e l’8% di quello italiano. Questo quanto emerge dal rapporto «Milano tra coesione sociale e sviluppo» e da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano. Negli ultimi cinque anni, inoltre, si è registrato un aumento del 59,1%. Non solo lavoro, però, le imprenditrici extracomunitarie, riescono a coniugare l’impegno sul lavoro con il ruolo materno, tanto che tra quattro anni i figli da genitori misti supereranno quelli nati da genitori italiani, su una stima degli ultimi otto anni. Non solo, in media gli immigrati a Milano hanno un tasso di fecondità in media superiore agli italiani: su 12.500 bambini nati in un anno, un terzo arriva da coppie miste. Si può dunque osservare che i figli di coppie miste in dieci anni (1994 - 2004) sono aumentati passando da 854 a 3.684, contro un aumento dei bambini nati da genitori italiani dello 0,7% (da 8.747 a 8.804).
Nella classifica delle comunità più prolifiche spiccano le cinesi con 2,6 figli a testa contro 1,8 delle italiane e le egiziane, con +2,1 figli rispetto al Paese di origine. Saldo negativo, invece, per le donne filippine e peruviane, che rappresentano quasi la metà delle immigrate a Milano, raggiungendo la cifra di 143mila su Milano e Provincia.
Come mai le donne straniere fanno più figli? Le spiegazioni sono diverse. Innanzitutto perché le immigrate sono più giovani: nel 2005 gli stranieri residenti a Milano hanno un’età media di 34 anni, mentre quella degli italiani si attesa sui 40,8 anni per maschi e di 46 per le donne. Le milanesi, inoltre, ritardano o rinunciano ad avere figli, più che per motivi economici per cercare un inserimento sociale con lavoro e per scarsa fiducia di aver trovato il partner giusto.