130 milioni: fenomenologia della botta di fortuna

Certo che lascia stupefatti sapere che un signore, con due euro, martedì a Caltanissetta ha vinto al Superenalotto 130 milioni, perché tutti pensiamo: cavolo, avrei potuto vincerli anch'io, se solo avessi giocato, perché non l'ho fatto? Dovrebbe fare meno effetto, tuttavia, se riflettiamo che probabilità di quella vincita è di uno su 622 milioni, ma per i limiti della nostra percezione statistica l'informazione ci lascia indifferenti, continuiamo a immedesimarci in quell'uno. Altre volte, tuttavia, non lo facciamo. Per esempio ci sembra poco se ci dicono di allacciare le cinture di sicurezza perché morire di un incidente d'auto ha una probabilità di uno su 3,5 milioni di viaggi per persona (molto superiore alla vincita della lotteria), ma ci spaventiamo se ce la traducono in un altro modo, ossia che la possibilità di morire di un incidente d'auto nel corso della vita è dell'uno per cento (ma, attenzione, sempre una possibilità molto superiore a quella di vincere la lotteria). È il mistero della nostra percezione delle statistiche, sia quando indichino un colpo di fortuna, sia quando comportano dei rischi. Io per esempio non faccio mai il bagno in mare perché odio il mare, ma anche per un'altra ragione: ho paura degli squali (sono uno dei tanti traumatizzati durante la mia infanzia dal film di Steven Spielberg). Appena metto piede in mare, vedo la pinna che spunta e sento la musichetta tremenda. Eppure la probabilità di annegare in una vasca da bagno è quattrocento volte più alta che essere mangiati da uno squalo. Se vincere la lotteria ci sembra una cosa probabile (per il signore di Caltanissetta lo è stata), al contempo dovremmo avere paura di altri eventi che hanno più alte percentuali di verificarsi. A me, per esempio, è venuta una gran voglia di andare a giocare al Superenalotto, ma per andare a giocare sarà meglio controllare che non piova, perché c'è una probabilità su 135mila di essere colpiti da un fulmine, molto più alta che vincere alla lotteria. Inoltre, secondo i calcoli probabilistici del professor Stephen Nelson, è perfino più probabile essere uccisi direttamente da un meteorite (come la mamma dello spot del Buondì Motta per intenderci), una su un milione e 600mila. Insomma, per vincere dobbiamo avere un gran culo, ma se crediamo nel culo dobbiamo credere anche nella sfiga, e se guardiamo le probabilità della sfiga si salvi chi può. Io, in ogni caso, continuo a non fare il bagno in mare, e a questo punto, per sicurezza, neppure in vasca. Evito di guardare quante probabilità ci siano di morire nella doccia, altrimenti non mi lavo più.