Le 4 superpotenze che giocano con noi

L'equilibrio politico italiano si regge su un perno ballerino e si chiama Giuseppe Conte. Il premier è un'anomalia. È riuscito a restare a capo di un governo con due maggioranze di fatto opposte. Lo ha fatto con una sorta di illusionismo: io non sono più io, io sono un altro. Ha costretto i grillini a cambiare i colori in un attimo. Ci è riuscito facendo credere a tutti di essere uno di loro. Chi è Conte? È europeista quando parla con Merkel, Macron e Mattarella. Il suo patto con Gentiloni fa stare sereno il Pd. Allo stesso tempo ha illuso Trump, però prima ha chiuso un occhio sulle avventure di Di Maio sulla via della Seta e digerito le scorribande putiniane di Salvini. La realtà è che Conte, in questo momento, è lo specchio dell'Italia. È una finzione e una terra di conquista che dice a tutti sì. È una repubblica dove ogni partito vede solo il proprio interesse di breve periodo e strizza l'occhio al corteggiatore straniero. Non c'è una visione geopolitica, ma tutto viene riportato alle beghe quotidiane. Siamo un paesotto, guardato con una certa diffidenza. Conte è l'arcitaliano di questa stagione. La incarna e bisogna riconoscere che è un bravo illusionista. Solo che le illusioni non possono durare a lungo e bisogna fare i conti con gli interessi reali.

È quello che sta accadendo. Ci sono eventi, fatti, che sollevano il velo della finzione. Arriva, per esempio, a Roma Mike Pompeo. È il segretario di Stato degli Stati Uniti d'America, la potenza che dal dopoguerra protegge sotto l'ombrello militare e strategico della Nato la provincia italiana. Gli Usa non sono più l'impero di una volta. Il mondo non è più quello della cortina di Ferro ed è cambiato parecchio. Quello che però si chiede ancora all'Italia è una certa chiarezza. Siete sicuri che quel memorandum firmato con la Cina sulle infrastrutture digitali non sia rischioso per la Nato? È il tema del 5G tanto caro a Trump. L'Italia ha risposto con la golden share nelle mani delle aziende occidentali. All'America non basta. Pompeo dice: «Non è in ballo la sovranità dell'Italia». Ma vuole capire se e quanto si può fidare. Qualche favore Conte lo ha fatto.

Non basta. L'Italia è vista da tutti come un Paese molto fragile. Questo significa che ogni potenza tende a infiltrarsi senza farsi troppi scrupoli. Non è un segreto che il Conte bis nasca dal pressing di Berlino, a cui si è associata Parigi. Il Pd doveva tornare al governo. È qualcosa di cui si parla tranquillamente nelle stanze delle diplomazie europee. L'ombra di Pechino non è una fantasia da complotto globale. I cinesi si sono mossi corteggiando il movimento grillino visto come un soggetto inesperto facile da contaminare. Bisogna dire che negli ultimi tempi da questo punto di vista qualcosa è cambiato, perché la Casaleggio si è avvicinata a Washington. Mosca tifa per i partiti sovranisti perché ha tutto l'interesse a destabilizzare l'Europa. È come se l'Italia fosse di nuovo quella penisola frazionata di cui si lamentava Machiavelli. Il guaio è che non abbiamo neppure il Rinascimento.

Quanto può durare allora l'illusione di Conte? È qui il problema. L'avvocato del popolo è sostenuto dall'Europa e, per ora, ha l'appoggio degli Stati Uniti. Washington però in caso di fallimento ha anche un altro cavallo su cui puntare. Si chiama Matteo Renzi e ha appena fondato un partito. È nella maggioranza, ma proprio ieri ha chiarito la sua posizione: «Questo non è il mio governo». Matteo si muove a tenaglia con Di Maio per tenere sotto scacco Conte. È un'alleanza tattica. La strategia è riportare l'Italia a uno schema bipartitico. Molto difficile riuscirci. L'Italia adesso è divisa in quattro (sinistra, grillini, centro e destra). Sono iniziate le eliminatorie. Prima o poi ne resteranno solo due. È una sfida per la sopravvivenza. Il timore è che non saranno gli elettori italiani a dire l'ultima parola. È il destino della democrazia dei like.