Dopo 41 anni ottiene la paternità, ma il padre intanto è morto

Barese dopo quantuno anni ottiene il cognome del padre con sentenza del giudice e i risultati del test del dna, ma è troppo tardi

Una storia raccontata su La Gazzetta del Mezzogiorno. Una di quelle che lasciano riflettere sull'importanza di una figura paterna e di una famiglia.
Una donna, ora avvocato, di Bari ha cercato per 41 anni di avere il cognome del padre. Per sentirsi più vicina a lui ha scelto la stessa strada professionale, quella giuridica. Lui l'ha anche sostenuta in questo percorso regalandole dei testi "per filantropia", a detta dell'uomo, secondo quanto si legge sulla Gazzetta.

Una vita con la madre e con quel vuoto insanabile creato dal padre naturale che si è sempre rifiutato di riconoscerla. Lui un avvocato di Bari che dopo la burrascosa storia d'amore da cui è nata 41 anni fa Sara (nome di fantasia, ndr) si è rifatto una vita e una famiglia vera con tanto di moglie e figli.

Oggi, Sara, avvocato affermato, ha ottenuto quel cognome tanto desiderato dopo il test del dna e la sentenza di un giudice che la riconosce finalmente figlia di un uomo che, però, non c'è più.
Finalmente all'anagrafe potrà aggiungere il cognome del padre e sarà risarcita delle sofferenze subite che equivalgono a 100mila euro.

Nel 2013 Sara, decise di patrocinare se stessa, nella veste di legale, insieme ad un altro avvocato, come si legge sul quotidiano locale, per rivendicare quei diritti di figlia negati chiamando in causa il padre per il riconoscimento della paternità e per il risarcimento dei danni.
Lui inizialmente negò di aver avuto quella storia d'amore burrascosa che ha dato alla luce Sara e definì i rapporti avuti con madre e figlia "di cordialità". Ma al test del dna non si sfugge e Sara ha finalemnte ottenuto quella paternità al 99,99 per cento.
Il Tribunale civile di Bari ha, pertanto, dichiarato giudizialmente la paternità e riconosciuto il danno "endofamiliare" pari ai 41 anni di vita di Sara.

Peccato però, che Sara quel rapporto con il padre, ironia della sorte, non potrà mai viverlo.

Commenti
Ritratto di venividi

venividi

Mar, 13/06/2017 - 07:43

Battersi per il risarcimento dei danni e - perché no - per l'eventuale eredità questo sì, mi pare logico ma voler portare il cognome di qualcuno che non ha mai voluto riconoscerti, questo no perché non è un cognome da onorare.