Agguato a Roma, chi era l’ex ultras della Lazio Fabrizio Piscitelli

L’uomo, 53 anni, aveva precedenti per narcotraffico. Insieme a 3 capi ultrà biancocelesti era stato condannato per il tentativo di scalata alla Lazio

Conosciuto anche con il soprannome di “Diabolik”, Fabrizio Piscitelli era uno dei volti più noti della Curva Nord, quella degli ultras della Lazio.

L’uomo, 53 anni quasi tutti passati sugli spalti degli stadi italiani per sostenere la squadra biancoceleste, questa sera è morto in un agguato dopo esser stato raggiunto da un colpo di pistola alla testa mentre si trovava al parco degli Acquedotti a Roma. Nel corso della sua vita, Piscitelli era stato più volte al centro di vicende giudiziarie legate al tifo per la sua amata squadra e per indagini sul traffico internazionale di stupefacenti. Il suo nome, inoltre, è spuntato anche nelle carte dell'inchiesta Mafia Capitale.

Piscitelli ha avuto grossi guai con la legge nel gennaio del 2015. Insieme a 3 capi ultrà, infatti, era stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione nell'ambito del processo di primo grado per il tentativo di scalata alla Lazio. In questa vicenda, nel 2006, era coinvolto anche l'ex bomber e idolo biancoceleste del primo storico scudetto, Giorgio Chinaglia.

Secondo i pm Rocco Fava, Vittoria Bonfanti ed Elisabetta Ceniccola, gli imputati avrebbero scatenato una "campagna" intimidatoria contro il presidente del club Claudio Lotito finalizzata a fargli cedere il club ad un gruppo farmaceutico ungherese di cui Chinaglia sarebbe stato il portavoce.

Ma non è tutto. Il capo ultrà faceva soldi commercializzando gadget della Lazio e aveva fondato un'azienda il cui capitale, allora sotto sequestro, era diviso a metà tra la moglie e la figlia. L'”irriducibile” deteneva anche il 70 per cento delle quote di una società in liquidazione, la "Fans Edition", e risultava presidente dell'associazione culturale "Mister Enrich" che contava nel consiglio direttivo due vertici storici del gruppo laziale, Yuri Alviti e Fabrizio Toffolo, pluripregiudicati.

Passa il tempo, cambiano le cose ma i problemi con la giustizia no. Nel 2016, a seguito di indagini della Direzione distrettuale antimafia che lo vedevano coinvolto in un traffico internazionale di droga proveniente dalla Spagna, a Piscitelli furono sequestrati oltre 2 milioni di euro, compresa anche una villa a Grottaferrata. Quest’ultimo provvedimento fu, però, in seguito annullato dalla Cassazione.

Secondo gli inquirenti che indagavano all'epoca sulla vicenda, quella di Piscitelli non fu una sbandata criminale momentanea. L’uomo era ritenuto un soggetto "pericoloso" da oltre 25 anni, "vissuto costantemente all'insegna della prepotenza e della sopraffazione sul prossimo, indifferente ai numerosi provvedimenti di polizia adottati nei suoi confronti". Piscitelli si sarebbe "dedicato al crimine organizzato finanziando numerose importazioni di sostanze stupefacenti".