Alberto Stasi in aula: "Una donna mi ha minacciato su Facebook"

Per la prima volta da quando è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi è tornato in un'aula di tribunale: "Sono stato minacciato su Facebook da una donna che era ossessionata da me, tanto da venirmi a cercare in un parcheggio"

Alcuni commenti scritti su un gruppo Facebook potrebbero costare cari ad una donna. Il gruppo si chiama "Delitto di Garlasco, chiediamo giustizia per Chiara Poggi". Alberto Stasi, condannato in via definitiva per la morte della ragazza e attualmente rinchiuso nel carcere di Bollate, ha querelato l'amministratrice del gruppo. "Sono stato minacciato su Facebook da una donna che era ossessionata da me - racconta Stasi in un'aula del Tribunale di Milano - tanto da venirmi a cercare in un parcheggio". La donna, Maria Grazia Montani, è indagata per diffamazione e minaccia aggravate.

È la prima volta che Stasi torna in Tribunale dopo la condanna definitiva. Ha sfoderato un linguaggio tecnico-giuridico, frutto anche degli studi in Legge che ha intrapreso in carcere, dopo la laurea in Economia alla Bocconi. "Mi sono accorto dell’esistenza di questo gruppo - ha spiegato al giudice monocratico della X sezione penale bis - nel dicembre 2011: c’erano dei messaggi come 'Stasi sei finito, la tua ora sta per arrivare', 'La pagherai', 'Non basteranno i proiettili, arriverà la giustizia divina".

Stasi racconta che nel settembre 2013 ha incontrato la signora Montani "in un parcheggio in viale Famagosta a Milano. "Erano le 16 e 30, stavo uscendo dal parcheggio quando vidi una donna che scattava delle foto. Mi parve di riconoscere l’amministratrice del gruppo su Faceook. Le chiesi perché stesse scattando le foto ma non mi diede spiegazione e si ritirò in auto, forse imbarazzata senza darmi alcuna spiegazione. Mentre si allontanava le dissi che avevo presentato denuncia contro di lei per le cose che scriveva".

Commenti
Ritratto di Ubidoc

Ubidoc

Mer, 15/11/2017 - 14:54

Basta bloccarla e non ti minaccia più.

Ritratto di hardcock

hardcock

Mer, 15/11/2017 - 15:20

Questo è un grosso problema della giustizia equiparata al modo di vivere nella fogna d'Europa. Invece di giustiziare il colpevole di omicidio lo si tratta con i guanti bianchi. Probabilmente gli servono anche la colazione a letto. Invece di lavorare 16 ore al giorno per risarcire le vittime del suo reato lo si lascia studiare. Molice Linyi Shandong China

Divoll

Mer, 15/11/2017 - 15:54

Non ho capito, ma questo individuo non sta in galera dopo la condanna definitiva?