Arriva la bocciatura Ocse: "Pochi laureati in Italia"

Pochi laureati, poco preparati e bistrattati. È questa la foto scattata dall'Ocse nel nostro Paese

Pochi laureati, poco preparati e bistrattati. È questa la foto scattata dall'Ocse nel nostro Paese. Di fatto secondo i dati soltanto il 20 per cento degli italiani tra i 25 e i 34 anni possiede una laurea, ben sotto la media Ocse che tocca il 30 per cento. Ma le pessime notizie per i giovani italiani non finiscono qui. Infatti il nostro Paese è l'unico di quelli che compongono il G7 in cui i giovani laureati vengono impiegati in mansioni di routine. "I lavoratori italiani possiedono un basso livello medio di competenze e hanno, rispetto a quanto avviene in altri paesi, minori probabilità di utilizzare specifiche competenze cognitive, che sono importanti nella performance dei lavoratori e delle imprese. Queste carenze si ritrovano anche tra laureati italiani", spiega il report Ocse "Strategie per le competenze". A questo punto sempre l'Ocse suggerisce di mettere in campo una nuova strategia che veda gli atenei e il mondo della formazione al fianco di quello del lavoro. Un modo per cercare di risolvere questo scostamento dei giovani qualificati con titolo di laurea da posizioni di vertice nel mondo del lavoro. Ma c'è anche un problema sul fronte del mercato del lavoro: "È una situazione in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese. Accanto a molte imprese, relativamente grandi, che competono con successo sul mercato globale, ve ne sono tante altre che operano con un management dotato di scarse competenze e lavoratori con livelli di produttività più bassi". Insomma il nostro Paese resta al palo per l'attuazione di nuove strategie sul fronte occupazionale per i giovani.

Commenti
Ritratto di Carlo_Rovelli

Carlo_Rovelli

Gio, 05/10/2017 - 10:46

Più che pochi laureati in Italia, pochi che in Italia ci restano. I nostri "amati" governanti preferiscono arruolare giovanotti africani senz'arte né parte e lasciar partire un equivalente numero di giovani laureati italiani. Belle prospettive per il Belpaese.

hector51

Gio, 05/10/2017 - 10:56

La cosa assurda che in Italia dei laureati non sappiamo che farne, quindi perché spingere i giovani alla laurea? Ne conosco diversi che, conseguita la laurea, restano disoccupati o devono accontentarsi di quel che trovano. Va tenuto anche conto del costo che grava sulle famiglie.Chi dovrebbe fare qualcosa a riguardo per stimolare e non spingere i ragazzi ad abbandonare gli studi?

giovanni PERINCIOLO

Gio, 05/10/2017 - 11:09

E tanto che le università continueranno ad essere infestate da migliaia di fuoricorso appartenenti ai centri a-sociali le code non miglioreranno certo, anzi non solo ci saranno meno laureati ma anche la laurea di coloro che riusciranno, fatte le debite eccezioni, avrà sempre meno valore! Senza contare che anche una sana selezione per merito, come avviene in quasi tutte le università del mondo, da noi é stata abolita a partire dal 1968 per rendere "democratica" la laurea serve solo a svilire il lavoro fatto da chi studia seriamente e da i suoi esami a tempo debito!

jaguar

Gio, 05/10/2017 - 11:10

Oggi dalle università italiane escono solamente futuri disoccupati, e quei pochi che trovano lavoro sono sfruttati e precari per tutta la vita o quasi, quindi che senso ha per una famiglia spendere cifre folli per laureare il figlio?

giovanni PERINCIOLO

Gio, 05/10/2017 - 11:14

Comunque credo che un primato lo abbiamo, quello del numero di laureati in legge per cittadino, e che difficilmente qualcuno riuscirà a portarcelo via... e senza contare la decina (stima al ribasso) di corsi di laurea fasulle e inutili che sono sorte come funghi negli ultimi anni!

parmenide

Gio, 05/10/2017 - 11:49

Ho una figlia giovane ingegnere strutturista che " gode" di una modestissima borsa di studi universitaria (600 euro netti mensili) Quali prospettive avrà mai in questo paese che esporta cervelli ed importa badanti ?

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gzorzi

Gio, 05/10/2017 - 12:26

Si vogliono tutti laureare, ma non tutti possono essere bravissimi ed ambire a posizioni di prestigio.

arkangel72

Gio, 05/10/2017 - 13:24

Ormai le università italiane sono ridotte ad esamifici! Non hanno alcuna connessione con il mondo del lavoro e il tipo di richieste che il mercato esige. Solo le grandi aziende investono in formazione professionale per i giovani laureati, i quali si rendono poi conto che quasi tutto ciò che hanno studiato era troppo teorico, obsoleto o persino inutile.

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elkid

Gio, 05/10/2017 - 13:36

---è l'atteggiamento che è differente tra i laureati italici e quelli stranieri---un laureato straniero se non trova lavoro entro il primo anno post-studi dopo aver inviato tonnellate di curricula a gogò perfino su marte---cambia tattica e comincia a crearselo da solo un lavoro---i laureati italici invece -continuano ad aspettare che il telefono squilli--seduti in poltrona---mentre gli anni passano --e la famiglia colpevole continua a mantenerli anzichè cacciarli di casa a calci---

tosco1

Gio, 05/10/2017 - 13:47

A che servono i laureati in Italia.?Qualcuno vuol farsi una domanda?

tuttoilmondo

Gio, 05/10/2017 - 13:53

Perché andare dietro alle percentuali? In UE ci sono Paesi che hanno più laureati di noi? E allora? Chi sene frega. In un Paese servono i laureati che servono. Non è una gara a chi ce l'ha più lungo. Il discorso sarebbe diverso se importassimo laureati. Ma così non è. Al contrario, noi li esportiamo. Il numero di laureati dipende dalla richiesta ovvero dalla struttura del Paese. L'Italia, purtroppo, a causa di una politica scellerata fatta di scioperi e di contestazioni dirette esclusivamente contro l'impresa, da potenza industriale e diventata Paese di artigiani. E meno male che ci sono rimasti quelli. Dunque... a cosa serve un ingegnere nell'artigianato? A poco e niente. Resistono sul campo del lavoro solo gli ingegneri gestionale che per la loro specializzazione sono utili anche a piccolissime imprese.