Bari, sul caso mongolfiera indagherà l'Antimafia. Il sindaco di Valenzano: "Qui la mafia non esiste"

"Chi ha denunciato ci deve chiedere scusa": è bufera sul sindaco di Valenzano. Il presidente dell'antimafia Bindi: "Parole preoccupanti"

La mongolfiera giace ormai sgonfia nelle campagne di Bari, ma la polemica sul pallone aerostatico commissionato da una famiglia vicina alla criminalità organizzata locale lanciato in occasione della festa di San Rocco a Valenzano, quella no non si è sgonfiata. Anzi. La commissione parlamentare antimafia ha annunciato che indagherà sul caso, mettendolo sullo stesso piano dei funerali dei Casamonica e degli inchini delle processioni davanti alle case dei mafiosi in Calabria e in Sicilia. Il sindaco di Valenzano, Antonio Lomoro, però rifiuta i paragoni. "Qui la mafia non esiste", ha detto in un'intervista.

Poche sere fa Lomoro in occasione della chiusura delle celebrazioni della festa patronale di San Rocco da un palco aveva adetto: "Chi ha sollevato questo caso ci deve chiedere scusa". Parole che non sono piaciute affatto al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. "Non mi piace questo sindaco", ha scritto l'ex primo cittadino di Bari sulla sua pagina Facebook. "Chiede le scuse a chi ha denunciato un grave epsiodio di strumentalizzazione criminosa della festa patronale. Non mi piace - ha spiegato - la sua incapacità dettata dalla paura e non dalla condivisione, di difendere la sua comunità dalla minaccia mafiosa che da tempo sta danneggiando gravemente l'immagine e la vita quotidiana di una bella cittadina pugliese nella quale vivono migliaia di famiglie oneste". Emiliano ipotizza che il sindaco abbia paura e offre l'aiuto delle istituzioni per "scrollarsi di dosso questo macigno che inquina la vita democrativa della sua città".

Dello stesso pensiero il presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi. "Chi ha denunciato ha onorato Valenzano", ha detto in un'intervista concessa alla Repubblica. "Le parole del sindaco - ha spiegato - sono preoccupanti. Dimostrano ancora una volta uno dei problemi principali della nostra classe dirigente: il negazionismo. Il primo favore che si può fare alle mafie è negare che esistano". Bindi ha annunciato che la commissione da lei presieduta approfondirà il caso, come fatto in casi simili. Cita i funerali dei Casamonica e gli inchini delle processioni davanti alle case dei mafiosi, in Calabria e Sicilia. "La famiglia mafiosa coinvolta è già nota alla giustizia e considerata di primo livello in ambito criminale. Non ci troviamo di fronte a dei dilettanti".

Dalla Sicilia a Valenzano, chi sono i Buscemi

La famiglia a cui si riferisce Bindi è quella dei Buscemi. Il nome scritto sulla mongolfiera dedicata a San Rocco è il loro. La famiglia è originaria di Palermo. Salvatore Buscemi era considerato uno dei capi mafiosi di Boccadifalco, quartiere del capoluogo siciliano. Parecchi anni fa suo fratello Giuseppe dovette andare in soggiorno obbligato in provincia di Bari. La misura restrittiva (abolita con un referendum nel 1995) imponeva ai cittadini ritenuti pericolosi di risiedere in un assegnato comune del territorio nazionale sotto la vigilanza delle forze dell'ordine. Il comune scelto fu proprio Valenzano. Lì la storia dei Buscemi si legò a quella della famiglia Stramaglia, altro cognome finito spesso nelle cronache locali per storie di criminalità organizzata. Nel 2008 fu ucciso a Valenzano in un agguato Michele Buscemi, l'anno successivo fu ucciso suo zio, Michelangelo Stramaglia, considerato il boss della zona. Da allora la zona era controllata da un'altra famiglia, i Di Cosola, recentemente indebolita da pentimenti e arresti. Il nome della famiglia Buscemi è tornato nelle cronache locali qualche anno fa quando uno dei componenti della famiglia, Salvatore, è stato coinvolto nell'Operazione Domino, un'inchiesta antimafia.

Proprio ieri l'abitazione di Salvatore Buscemi è stata sottoposta a perquisizione. A Valenzano è sinfatti scattata un'operazione di polizia, denominata "Alto Impatto", con controlli straordinari nelle piazze della città. Gli agenti con le squadre cinofile hanno poi perquisito l'abitazione del pregiudicato Salvatore Buscemi trovando alcuni grammi di hashish, marijuana e cocaina. L'uomo è stato portato via dalla polizia.

La direzione distrettuale antimafia di Bari intanto ha fatto sapere che nel lancio della mongolfiera non c'è alcun reato penalmente rilevante. La ditta che si è occupata del lancio, da quanto si apprende, dovrebbe essere multata di poche centinaia di euro perché il lancio pare non fosse autorizzato. Un epilogo che non sorprende, la questione su cui si discute è infatti un'altra, ovvero se sia opportuno o meno accettare una donazione da parte di una famiglia vicina, troppo vicina, alla criminalità organizzata. Su questo si è espressa anche la Curia Arcivescovile di Bari Bitonto che ha definito "blasfemo" l'atto di infiltrare messaggi criminali in manifestazioni religiose.

Commenti

VittorioMar

Sab, 20/08/2016 - 17:33

...evidentemente non conoscete il vero SUD!....si parla dei Massimi Sistemi ma non conoscete la semplice realtà!.....per conoscerla si deve vivere giorno dopo giorno e imbattersi nelle difficoltà quotidiane!!...quello è un semplice gesto liberatorio!...non criminalizzate una "goliardata""!!