Il caldo ha fatto la storia (e Trump non c'entra)

Fra l'incoronazione di Carlo Magno e la morte di Francesco Petrarca passò mezzo millennio, durante il quale la Terra si riscaldò, tutti i ghiacci si sciolsero, gli oceani crebbero sulle terre emerse (se New York fosse esistita sarebbe andata sott'acqua) e l'Europa fu gradualmente allagata, mentre i Vichinghi, incastrati tra gli iceberg, piombarono sull'antica Britannia romana e ne fecero polpette.

Poi, con il nome di Normanni, invasero il nostro Sud e l'Africa, nacquero e si svilupparono a ghiacci sciolti città ricchissime grazie ai trasporti sui mari e fiorirono tutte le arti, dall'urbanistica alla letteratura, dalla pittura alla scultura. Tutta opera del sole, non di Donald Trump. Poi tornarono a vincere i ghiacci e la lussureggiante Groenlandia il cui nome significa Terra Verde diventò un gelido cimitero.

Pochi ricordano che la prima causa per colpa umana del riscaldamento planetario è l'emissione dei gas intestinali di miliardi di vacche allevate per fare bistecche, nonché i fermenti sudici dei nostri cassonetti su cui banchettano ratti, piccioni e gabbiani assassini. Fare dell'America il colpevole mondiale era stato il primo e vanitoso obiettivo di Barack Obama.

Oggi, l'emulo presidente Macron, sempre sotto il vigile sguardo della mamma, lo rimbecca in un inglese artificioso con la erre moscia. Trump, che non ha paura di apparire odioso, ha deciso di fare a pezzi un altro cerchio del politicamente corretto. Dargli onestamente ragione è un lusso per pochi.