Cavalcavia, crollo dovuto alla corrosione del sale antineve?

Secondo l'ingegner Alessandro Aronica il crollo del ponte nel Lecchese potrebbe essere stato causato dall’usura dell’armatura del calcestruzzo, dovuta in buona parte all’utilizzo del sale per sciogliere il ghiaccio nei periodi invernali

Il crollo del cavalcavia che, nel Lecchese, ha ceduto sotto il peso di un Tir, potrebbe essere stato causato dall’usura dell’armatura del calcestruzzo, dovuta in buona parte all’utilizzo del sale per sciogliere il ghiaccio nei periodi invernali. A ipotizzarlo, dopo aver visionato il filmato del crollo, è Alessandro Aronica, della commissione strutture dell’Ordine degli ingegneri di Milano e docente di Scienze delle costruzioni nella sede di Lecco del Politecnico di Milano. "Da quanto si capisce dal filmato - spiegato all’agenzia Agi - è probabilmente successo che, quando il camion si è trovato col massimo peso sulla trave centrale del ponte, c’è stata la rottura dell’appoggio dove la trave trova sostegno, sulla spalla laterale. Questo è dovuto in parte al peso ma quasi certamente al deterioramento delle caratteristiche meccaniche dei materiali".

Materiali, quelli realizzati in particolare negli anni ’60/’70, come in questo caso - ha sostenuto -, "molto sensibili agli attacchi dei cloruri, dei sali buttati in inverno". Col trascorrere del tempo infatti aumenta la porosità del calcestruzzo e così "si degrada l’armatura. A un carico di peso importante si è avuta quindi la rottura fragile del sistema". Una conferma alla tesi viene anche dal fatto che sia stato segnalato poco prima il distacco di alcuni detriti. "Questo tipo di cedimento - ha spiegato ancora Aronica, conoscitore di quelle strade proprio come pendolare tra Milano e Lecco - non segnala grandi evidenze prima, se non il distacco di detriti: l’armatura del calcestruzzo, deteriorata dal sale, aumenta di volume ed espelle lo strato esterno. I segnali di preavviso sono pochissimi: l’unico segno premonitore è propriò l’espulsione dei detriti perché l’armatura spinge sulla calcestruzzo e la parte esterna cede".

Una caratteristica tipica di quel tipo di costruzioni basate su un sistema "isostatico" che non redistribuisce la pressione e quando cede l’appoggio si ha una sorta di collasso. Come accade in molte case nei terremoti". Per avere una conferma - ha sostenuto Aronica -, serviranno ovviamente analisi tecniche ma tutto farebbe intanto pensare che la causa possa essere questa e che le soluzioni siano solo attente verifiche e manutenzioni. "Già oggi una normativa prevede strutture di calcestruzzo meno porose proprio per evitare questi fenomeni. Ma le strutture costruite in quegli anni e che per 30-40 anni hanno subito l’attacco del sale, nelle parti più interne palesano sofferenze". Al di là del fatto, ancora contestato, su chi dovesse monitorare la struttura ed intervenire, fra Anas e Provincia, secondo l’ingegnere, "con dei test si può verificare se ci sono patologie di questo tipo" ma serve la "volontà politica", cioè investimenti. Nelle prossime settimane il Comune di Milano dovrebbe varare un regolamento edilizio per la verifica della staticità di tutti gli edifici che per età potrebbero presentare questi problemi ma "i controlli dovrebbero essere fatti - ha concluso Aronica - anche alle strutture come i ponti" che nel caso di problemi possono essere ripristinati" senza grossi interventi.