Chiesa, reagisci! Padre Jacques è santo di fatto

La Chiesa deve alzare la testa. I cristiani devono reagire

«Io sono un prete»: con queste parole ha sigillato la sua impresa umana padre Jacques Hamel.

Il Papa ha manifestato dolore e orrore. Ma non basta. La Chiesa deve alzare la testa. I cristiani devono reagire. Per la sua fede padre Hamel è stato ucciso, durante la messa. A 86 anni di assoluto amore per Dio. È morto con Dio. La sua testimonianza, in chiesa, realizza compiutamente il sacerdozio che, nella celebrazione della messa e nella comunione, identifica il prete con Gesù. Nella comunione il sacerdote è Gesù. In questo specifico caso lo è fino al sacrificio, riproducendo nella sua morte la passione di Cristo. Crocifisso Gesù, sgozzato padre Jacques. Il martirio li rende una sola persona, nel sangue comune di Cristo, per sovrapposizione, non per rappresentazione liturgica. Il Papa non può soltanto pregare, deve agire. Innalzare il simbolo della fede e consacrare padre Jacques santo. Santo subito, nella più piena imitazione di Cristo. E trasformare, come comunque farà la fede popolare, la chiesa di quel prete, la parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray, in un santuario, meta di pellegrinaggio. Qui è stata colpita la libertà religiosa per i cristiani e si è tornati, in Occidente, al tempo dei martiri. La Chiesa deve reagire schierando, davanti al male, davanti al demonio, i suoi martiri, senza invocare passivamente la pace e neanche il perdono per gli assassini. Nell'«Ecclesiaste», il libro più attuale della Bibbia, leggiamo: «C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. (...) Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. (...) Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace. (...) Riconosco che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non c'è nulla da aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché si abbia timore di lui. Ciò che è, già è stato; ciò che sarà, già è; Dio ricerca ciò che è già passato. Ma ho anche notato che sotto il sole, al posto del diritto, c'è l'iniquità, e al posto della giustizia c'è l'empietà. Ho pensato: Dio giudicherà il giusto e l'empio, perché c'è un tempo per ogni cosa e per ogni azione». Francesco lo sa: questo è il tempo della guerra. Onoriamo i nostri morti. Francesco proclami santo il suo soldato Jacques. Un cristiano, un prete, un martire. Riconosca il giusto davanti al mondo. La Chiesa deve combattere per la pace. Non invocarla inerte. Cristo ha detto: chi vuole venire dietro di me, prenda la sua croce e mi segua. Con la sua croce, Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, fu ucciso in chiesa nel 1170 e fu canonizzato nel 1173. Con la sua croce fu ucciso in chiesa a San Salvador il vescovo Oscar Romero. E anche nel suo caso la causa di canonizzazione, pur rimasta ferma per anni presso la Congregazione per la dottrina della fede, fu riaperta per volontà di Benedetto XVI il 20 dicembre 2012, e portata a compimento da Francesco, con la motivazione peculiare che - per la testimonianza del capitano di polizia Alvaro Rafel Saravia, condannato per il suo omicidio - Romero era stato assassinato in odio alla fede. La decisione fu trasmessa dal Papa al postulante della causa. E Papa Francesco, con decreto del 3 febbraio 2015, ha propriamente riconosciuto il martirio in odium fidei di monsignor Romero, elevandolo alla gloria degli altari, come beato, in una solenne celebrazione in San Salvador, il 23 maggio 2015. La sua festa è stata fissata il 24 marzo, giorno del martirio. In corrispondenza con la volontà del papa, religiosa e insieme civile, la stessa data è stata scelta dalle Nazioni Unite per proclamare la giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime. Ogni uomo ucciso per le sue idee, come per la sua fede, è Cristo.