Un ciuffo di capelli ​riapre il caso di Erba

Si tratta di un dato scientifico di cui la difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi è venuta a conoscenza solo ora, il cui documento viene pubblicato dalla rivista investigativa Crimen

Una nuova prova potrebbe clamorosamente riaprire il caso della strage di Erba. Si tratta di un dato scientifico di cui la difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi è venuta a conoscenza solo ora, il cui documento viene pubblicato dalla rivista investigativa Crimen, in edicola dal 13 novembre. Si tratta in sostanza di “formazioni pilifere” rinvenute sulla felpa della più giovane delle vittime della strage dell’11 dicembre 2006, Youssef Marzouk. Quei capelli non furono mai analizzati.

Il collegio difensivo della coppia, al fine di chiedere la revisione del processo, aveva chiesto di rianalizzare alcuni reperti alla Corte d’Assise di Como. Nel documento di rigetto, la Corte riporta tuttavia anche la risposta del professor Carlo Previderè, che fu consulente del pm: “Allo stesso modo dovranno essere considerate le analisi sulle formazioni pilifere repertate sulla felpa di Marzouk Y., reperti non analizzati nella sopra menzionata consulenza per il pm”. A quanto successivamente spiega il professore quei reperti sono ancora analizzabili attraverso accertamenti irripetibili. Si tratta di una notizia nuova e cruciale per la difesa: com’è noto, infatti, i Ris non trovarono alcuna traccia di Olindo e Rosa nel palazzo della strage. O meglio, trovarono tracce di tutti, soccorritori compresi, ma non di Olindo e Rosa.

Commenti
Ritratto di thunder

thunder

Dom, 06/12/2015 - 15:37

Poveri cristi,certo che pensare che questi possano avere avuto la forza e l'agilita'di ammazzare tutte quelle persone,ci vuole molta fantasia.

Ritratto di bingo bongo

bingo bongo

Dom, 06/12/2015 - 16:08

Dovevano trovare qualcuno da mettere in galera per fare carriera e quei 2 erano perfetti.Tanto più che i danni per ingiusta detenzione non la pagano i magistrati ma la collettività.

Ritratto di rapax

rapax

Dom, 06/12/2015 - 16:31

Neanche un killer professionista e' cosi bravo a non lasciar tracce...questi sempliciotti li hanno incastrati..

blackbird

Dom, 06/12/2015 - 17:56

@ thunder, bingo bongo, rapax: condivido al 100%.

seccatissimo

Dom, 06/12/2015 - 22:46

Certo che a rischiare di rimanere incastrati nell'ingranaggio diabolico delle scelte dei magistrati e dell'amministrazione della giustizia italiani c'è da farsi venire i capelli bianchi dal terrore!

audionova

Lun, 07/12/2015 - 07:49

ma se non vi va bene nulla dell'italia perche'non fate in modo di togliervi dai co....oni e andare in altro paese che vi aggrada,avete rotto gli zedebei,sembrate capire su tutto ma invece non capite un ca..o.siete peggio della peggior specie umana come italiani fate ancora piu' schifo.

Dordolio

Lun, 07/12/2015 - 08:34

Va aggiunto un dettaglio, che l'articolo non cita e che all'epoca ebbe lo spazio di qualche rigo. I RIS rivoltarono come un calzino la casa dei due. E non trovarono la MINIMA traccia di sangue.... dopo la macelleria messicana a cui si sarebbero dedicati.... La cosa non interessò a nessuno, trattandosi di due colpevoli assolutamente perfetti. E nemmeno l'unico superstite li aveva riconosciuti, insistendo su un uomo di carnagione scura, olivastra. Dopo pressioni degli inquirenti cambiò opinione.

baio57

Lun, 07/12/2015 - 10:57

Si vabbè ma il Poirot bassoatesino che ne pensa?

Raoul Pontalti

Lun, 07/12/2015 - 14:08

Eccomi qua o baio qudrupede! Premesso che un incendio (e nell'appartamento dove avvenne il delitto i criminali appiccarono il fuoco) può cancellare tracce e se queste sono raccolte dai RIS basta il vento (quello della caserma...) a cancellarle in pochi minuti, il caso è chiaro e definitivamente chiuso con tre gradi di giudizio tutti conformi. vano dunque cercare appigli in peli o capelli che per l'appunto potrebbero appartenere a chiunque, anche ai già condannati.