Corinaldo, appello del papà di Emma Fabini: "Ridateci il suo telefono"

A 12 mesi esatti dalla strage nella discoteca Laterna Azzurra di Corinaldo, il papà della 14enne Emma Fabini, morta per asfissia, chiede che gli venga restituito lo smartphone della figlia

"Datemi le foto di Emma. È l'unico modo che abbiamo per restare ancora un po' con lei". A parlare è Fazio Fabini, 43 anni, padre di Emma Fabini, la 14enne che, nella notte dell'8 dicembre del 2018, perse la vita in quella che la cronaca ricorda come "la tragedia di Corinaldo".

Sei vittime e cinquantanove feriti. Sono i numeri di una strage ingiusta, quella avvenuta nella discoteca Laterna Azzurra di Corinaldo, in provincia di Ancona, in cui morirono Asia Nasoni (14), Emma Fabini (14), Daniele Pongetti (16), Eleonora Girolimini (39), Benedetta Vitali (15) e Mattia Orlandi (15). Tutti ragazzi giovanissimi, e una mamma 39enne di Senigallia, a cui sono stati negati il futuro, la spensieratezza e i sogni. Vite mandate in frantumi e intere famiglie distrutte, tutto in un giro di lancette disastroso: una tragedia che nessuno dimenticherà mai.

I fatti risalgono ad un anno fa esatto. Nel corso di una serata in discoteca, durante la quale era previsto un Dj set del trapper Sfera Ebbasta, appena qualche attimo prima dello show, alcuni individui – quelli che in seno alle indagini successive alla tragedia sono stati identificati come 6 ragazzi in età compresa tra i 19 e i 22 anni, più 1 ricettatore, membri di una ghenga criminosa – spruzzarono uno spray urticante al peperoncino all'interno della sala. Ben 1400 persone tentarono la fuga e, nella calca verso l'uscita, 6 di queste morirono per asfissia mentre molte altre rimasero ferite per il cedimento di una balaustra che non aveva retto il peso della folla. Il 3 agosto 2019, gli autori della strage furono arrestati con le accuse di omicidio preterintenzionale e lesioni.

Ma nonostante la giustizia abbia fatto il suo corso, il dolore per quelle vite spezzate prematuramente non troverà mai consolazione. Lo sa bene Fazio Fabini, il papà di Emma che, a 12 mesi dall'accaduto, non si dà pace e chiede agli inquirenti che gli venga restituito lo smartphone di sua figlia. "Aveva appena 14 anni, la sua vita è stata corta, condividere i suoi ultimi respiri per noi è l'unico modo per stare ancora con lei", dice in un'intervista rilasciata alle pagine di La Repubblica. "Era un mio regalo per la sua licenza di terza media, comprato a mio nome, ho firmato io il contratto, Emma era minorenne. Quando ho dovuto riconoscere mia figlia, lei era già nella bara di zinco, nel piazzale della discoteca, e il cellulare non c'era. Nemmeno le sue amiche sapevano dove fosse - racconta Fabini - Il nostro avvocato Luca Pancotti ci ha detto di rivolgerci ai carabinieri fornendo il numero di serie. Così abbiamo saputo che era finito sotto sequestro. Dopo un mese una pattuglia dei carabinieri si presentata a casa con 5 euro: 'Sono di sua figlia, erano sotto la cover del telefonino. Vero, le servivano per il guardaroba. L'inchiesta va avanti, la banda del peperoncino viene individuata grazie anche alle analisi sulle celle telefoniche degli aggressori".

Sono le parole di un genitore con l'animo devastato che, con non poca fatica, sta provando a ricongiungersi con sé stesso, a recuperare gli ultimi istanti della vita di sua figlia. Un ultimo, disperato tentativo di consolazione che, se non riporta indietro Emma, può alleviare il peso di un'esistenza vuotata brutalmente dell'affetto più caro. "Il cellulare è di mia proprietà, Emma aveva Instagram, ma come tutte le ragazzine scattava a raffica, faceva molti video, la memoria di iCloud era già esaurita da mesi. Un conto è se Apple senza codice è inviolabile, un altro è se è solo una questione di prezzo. Nei cellulari degli indagati la polizia è entrata, quello di Emma, non più necessario per le indagini, invece resta secretato. - continua ancora Fazio Fabini - L'8 dicembre è un anno che siamo senza Emma. Vorremmo rivedere il suo sorriso, non c'è foto in cui non sia lieta, recuperare non solo quell'ultima notte, ma anche il suo viaggio a Londra. Ha vissuto solo 14 anni, ritrovare i suoi ultimi mesi per noi è fondamentale, vedere le cose con i suoi occhi è un modo per starle ancora vicino" .

Ma oltre al dolore, resta la rabbia indomita per una strage ingiusta dove a farne le spese sono stati degli adolescenti che avrebbero voluto semplicemente trascorrere qualche ora di divertimento. È un appello disperato alle istituzioni quello del papà di Emma: "Mia figlia non è morta per malattia, né per una sua imperizia, è stata uccisa, e quando ti capita uno strazio così vorresti che le istituzioni ti chiedessero: come possiamo aiutare? Invece c'è questa Odissea del codice ed Emma al cimitero è in loculo in alto dove la mamma, va ogni giorno, e non può arrivare. Non poteva essere messa una fila più in basso, accanto a Daniele, anche lui morto quella notte?".

Niente sarà mai più come prima ma "Chiediamo solo di vedere Emma viva. Ci basta un secondo. Per rivivere un pò anche noi".