La crisi dei matrimoni non tocca la Campania

A Napoli e dintorni il trend è in controtendenza. E per le nozze ogni coppia spende in media 35mila euro

È la crisi, bellezza. A causa delle sempre più pesanti difficoltà economiche, dal 2009 ad oggi i matrimoni in Italia hanno registrato - in progressiva caduta libera - un sedici per cento in meno.

Non è certo una novità, è questo uno dei variegati effetti dell’inquietudine economica che asfissia gli italiani da ormai quasi dieci anni. Un fenomeno che sta mutando radicalmente e in maniera preoccupante l’assetto sociale del Paese e di cui si scorgono già da ora i risultati anomali legati tra loro: non soltanto meno nozze, ma anche meno famiglie, meno convivenze, meno figli. Ma le conseguenze ancor più concrete, purtroppo, saranno visibili soltanto tra alcuni anni.

Nel trend delle nozze italiane Milano, ad esempio, è ultima in classifica: qui i matrimoni sono soltanto 2,4 ogni mille abitanti. Al polo opposto della graduatoria c’è Salerno, dove sono 4,6 i matrimoni su un campione di mille residenti. Ed è proprio la Campania a detenere il record delle nozze, in controtendenza col resto d’Italia. Nel mese di giugno e di luglio, sulla costiera amalfitana, il business dei matrimoni incrementa in maniera esponenziale le proprie attività. Da questi numeri si apre un vasto argomento di riflessione poco trattato che intreccia le nostre economia e società. Per iniziare, quanto si spende in Campania per un matrimonio?

I dati indicano una media di circa 35mila euro che, spalmata sui casi singoli, evidenzia un’attenzione al wedding che non trova pari in nessuna altra regione. D’altronde, non è un caso che il format televisivo «Il boss delle cerimonie» sia stato messo a punto in Campania, per raccontare il matrimonio alla maniera partenopea. Una pratica che affonda le sue radici non soltanto nella tradizione ma anche e soprattutto nella visione culturale della società. Secondo alcuni studi socio-antropologici realizzati attraverso interviste a giovani under 25 residenti al Sud è emerso che ciò che attira l’attenzione più di ogni altra cosa è il desiderio di sposarsi di ognuno di loro, senza pensare alle possibilità finanziarie, disposti anche ad indebitarsi per acquistare la casa di proprietà (possibilmente grande, «altrimenti sembra che faccio un passo indietro rispetto al mio stile di vita»), e gli accessori di lusso con cui riempire la «casa nuova». Ed è così che per un matrimonio alla napoletana 2.0 si arriva anche a spendere oltre 100mila euro, esasperando nella meticolosità dei particolari e a volte sfociando persino nel volgare.

Ed è dunque nel giorno del «sì» che si apre un nuovo modo di fare business: il fatturato del «settore» registra le attività delle imprese attive nell’organizzazione della cerimonia, che comprende wedding planner, confezionamento e vendita di abiti da sposa, bomboniere e catering per gli eventi. Anche in questo caso la Campania spicca per i numeri assoluti più alti di aziende attive nel comparto con ben 7.244 attività specializzate. La Lombardia al secondo posto conta 6.193 imprese del settore.

Commenti

Sapere Aude

Lun, 22/06/2015 - 08:22

Se fosse vero, significa che a Napoli e dintorni non se la passano così male: e si sposano solo i ricchi (veri) e i camorristi.