Cyber spionaggio, fratelli Occhionero condannati a 5 e 4 anni

Cinque e quattro anni di reclusione. Queste le pene inflitte a Giulio e Francesca Maria Occhionero, i due fratelli finiti a processo per cyber spionaggio con l’accusa di aver infettato migliaia di pc entrando in possesso di centinaia di password di account

Due condanne per i fratelli Occhionero, arrestati il 9 gennaio del 2017 con l'accusa di cyberspionaggio. Il giudice del tribunale di Roma Antonella Bencivinni ha condannato l’ingegnere nucleare Giulio Occhionero a 5 anni di reclusione e sua sorella Francesca Maria a 4 anni per accesso abusivo a un sistema informatico (caselle di posta elettronica protette da password di accesso, sia personali che istituzionali, appartenenti a professionisti del settore giuridico-economico, a esponenti della politica o riconducibili ad Enti pubblici). La sentenza è arrivata dopo poco meno di un’ora di camera di consiglio. Nell’udienza dello scorso 10 aprile, il pm Eugenio Albamonte aveva chiesto pene più severe per i due imputati: 9 anni per Giulio Occhionero e 7 anni per Francesca Maria.

Giulio Occhionero è stato dichiarato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale per la durata della pena. La sorella, invece, è stata interdetta dai pubblici uffici per cinque anni. I due fratelli sono stati condannati al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede alle parti civili costituite, salvo una provvisionale immediatamente esecutiva di 5000 euro all’Enav spa, 2000 euro al Ministero dell’Interno, 8000 euro al Ministero Affari Esteri, 495,32 euro alla Regione Lazio e 25.000 euro al Ministero dell’Economia e Finanze. Alla lettura del dispositivo della sentenza, i due fratelli, presenti in aula, non hanno detto una parola. Solo uno sfogo della madre: "Non è giusto".

Circa seimila le persone spiate e oltre tre milioni e mezzo di mail carpite dal 2004. I numeri, resi noti dall'accusa durante un'udienza del processo nello scorso dicembre, arrivarono dopo mesi di lavoro degli specialisti del Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico della polizia postale), grazie alla collaborazione dell'Fbi.

Secondo gli investigatori i due gestivano una rete di computer infettati con un malware chiamato "Eyepyramid", che permetteva da remoto di prendere il controllo dei computer e dei sistemi informatici delle vittime, tra le quali politici e istituzioni. Tra i bersagli attribuiti agli Occhionero - secondo l’originaria ipotesi accusatoria - figurano i pc di grandi aziende e di istituzioni politiche come Camera, Senato, ministeri di Esteri e Giustizia, Partito Democratico, Finmeccanica, Bankitalia, Comune di Roma ed Enav.

Commenti

Dordolio

Mar, 17/07/2018 - 21:04

Una storia stranissima alla quale si è dato in fondo nel tempo pochissimo spazio. Due insospettabili. Apparenza di persone perbene. Abili con i computer (o dotati di programmi potenti). E ora che abbiamo letto della condanna (neppure gran che francamente...) sorge la domanda: ma che ci facevano col frutto di cotante spiate? Beh, non viene detto... Non si sa.... Non si vuol dire.... Non si dice.... Non l'ha capito nessuno...