Ecco la storia d’Italiaraccontata in 20 annidi temi di maturità

Negli anni Ottanta e Novanta le tracce anticipano il futuro: parlano di bioetica, realtà virtuale e spesa pubblica. Ma dal Duemila tornano sempre le stesse questioni

Quando sta lì, con la pagina bianca, e le ore che passano, non ci pensi. Quella maledetta traccia del tema di maturità è un’orma, uno specchio. Devi guardarle tutte insieme, magari dal 1985 al 2011, come stai facendo adesso, per renderti conto di quello che raccontano, di come a certo punto l’Italia abbia smarrito il suo futuro. I burocrati del ministero della pubblica istruzione, in realtà, sono i testimoni e i custodi delle paure, dei dubbi e delle speranze di un Paese. Qualcuno dovrebbe raccogliere quelle tracce e i temi di milioni e milioni di maturandi in un museo. C’è la svogliata autobiografia di un popolo. Quelle carte in teoria le scuole dovrebbero conservarle per sempre. Chissà se lo hanno fatto.
Le tracce dei temi non mentono. Nel 1985 Gorbaciov viene scelto come segretario del Pcus, tra qualche anno la geografia del mondo cambierà colore, ma il tema storico parla di due visioni dell’Europa. Quella di Metternich e di Mazzini, l’Europa tedesca contro quella dei popoli. Nessuno poteva immaginare allora che in Grecia si sarebbe votato proprio su questo. Quel 1985 è una finestra aperta sul futuro.
Accade anche due anni dopo, anno di grazia 1987, per il liceo scientifico spunta la bioetica e l’eutanasia. Chissà cosa faceva Eluana Englaro allora? «I recenti sviluppi della biologia, della genetica e della scienza moderna schiudono nuove incalcolabili possibilità e problemi morali estremamente seri e complessi». Questo chiedevano agli studenti. Non sapevano, allora, che cattolici e laici si sarebbero divisi come guelfi e ghibellini su etica, umano e sovrumano. Nel 1989 spuntano le macchine e la robotica, la figura dell’intellettuale in politica, tanto caro al partito di Repubblica, e la teledipendenza. Ma è il tema di storia quello interessante. «La politica di Giolitti mosse dal consapevole bisogno di liquidare le pesanti eredità degli anni precedenti attraverso il contenimento della spesa pubblica». Oggi i tecnici la chiamano spending review, ma la minestra, e i furbi che la mangiano, sono sempre gli stessi.
Nel ’90 è quasi facile. Bossi è un barbaro sognante. Lì oltre l’Adriatico, la Jugoslavia orfana di Tito, non si è ancora scoperta fratricida, ma l’odio cresce. Bisogna aspettare un anno per vedere il sangue, intanto la scuola si interroga sulle rivendicazioni nazionalistiche. Passano dodici mesi e quello che sorprende non è la citazione di Monti, quello vero, il traduttor dei traduttor d’Omero, ma una traccia sulla realtà virtuale. «L’uomo può appagarsi di una realtà sperimentabile e verificabile?». Second Life e i social network ci daranno anni dopo la risposta. Nel 1993 si parla di Maastricht (è del 7 febbraio 1992) e ci si interroga sulle conseguenze economiche, ma nel tema di letteratura si citano Pavese con La luna e i falò e il Vittorini di Conversazione in Sicilia per raccontare il ritorno alla terra d’origine, al paese, a quel pezzo di isola, di Itaca, unico punto fermo in un mare globale, dove tutto ciò che vedi e senti ha lo stesso sapore. Nel 1994 e poi di nuovo l’anno dopo è già chiaro che questi ragazzi non se ne vogliono andare di casa. Nessuno li chiama ancora «bamboccioni», ma il funzionario si chiede se quello che spaventa sia questo senso di precarietà che si respira fuori dalla porta. «Bisogna imparare a essere flessibili e cambiare più volte lavoro e luogo di residenza. Questo modello sembra essere il nostro futuro». Non dite che non vi avevano avvertito. Peccato che poi non abbiano fatto nulla. Sono anche gli anni, questi ultimi del secolo, in cui si vede il fallimento dello stato sociale e del mercato del lavoro, della famiglia. La storia pone problemi, la scuola li registra, la politica non li risolve.
Attenzione. A un certo punto accade qualcosa. E non è colpa dei funzionari. Nel 2000 il tema scientifico evoca il libro elettronico senza conoscere la parola tablet e poi nel 2001 s’interroga sul futuro della musica: con Napster sarà per tutti? Scaricate, scaricate, qualcosa resterà. All’orizzonte c’è You Tube. Poi i temi ricorrono. Sono gli stessi dell’ultimo novecento: emigrazione, Europa, lo straniero, la precarietà, l’alienazione, la famiglia, la bioetica, i limiti della scienza, la condizione della donna, la fine del «pensiero». Nel 2009 appaiono social network, internet e new media. Non sono il domani, ma un presente virtuale. È come se negli anni Zero il futuro si fosse incartato e incancrenito e «lo spirito del tempo» e gli uomini che lo portano a spasso continuassero a girare intorno alle stesse questioni, bruciando il tempo in modo circolare, affannandosi alla ricerca di una soluzione che ristagna lì da quasi vent’anni. Ecco il verdetto delle tracce dei temi. Ci siamo persi nel labirinto del tempo e nessuno ha una mappa o una torcia per trovare l’uscita. La trama di questi anni non ha svolgimento.
Qualcuno scriva due righe su quella pagina bianca.