Moda, banche e automobili: gli altri scontri Italia-Francia

Non solo Fincantieri. Tra i motivi di scontro fra Francia e Italia, in passato ci sono state banche, aziende di abbigliamento e telecomunicazioni

Quella esplosa in questi giorni su Fincantieri non è che l'ultima puntata, in ordine di tempo, della "guerra" economico-finanziaria tra Italia e Francia che, fino a questo momento, ha visto quasi sempre i cugini d'Oltralpe fare shopping di aziende italiane: prima nel settore della moda, più di recente nelle comunicazioni (Telecom) e nella Tv con lo scontro Vivendi-Mediaset.

Proprio il primo azionista di Vivendi, Vincent Bolloré, è uno dei maggiori protagonisti degli interessi francesi per l'Italia: da Mediobanca a Generali, ai legami con Ligresti, fino a Telecom, Bollorè vanta un patrimonio di 4,7 miliardi di dollari ed è al 248esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo.

Ma i primi scontri tra Italia e Francia risalgono a molti anni addietro: nel 2000 Fiat decide di tirarsi fuori dal settore ferroviario e vende Fiat Ferroviaria ad Alstom che oggi produce, tra gli altri treni, per Italo a Savigliano, in provincia di Cuneo. Ma quelli sono anche gli anni degli "assalti" al made in Italy: da Poltrona Frau a Fendi, dal 1999 nell'orbita di Lvmh. Dapprima Bernard Arnault acquista il 51% della casa di moda romana insieme a Prada, poi i francesi rilevano anche la quota del gruppo milanese.

In Francia anche Gucci: il marchio fiorentino è del gruppo francese Kering (ex Ppr, che fa capo a Francois Henri Pinault), che strappò l'acquisto a Lvmh nel 2004 con una maxi opa. Con Gucci, Kering possiede anche Bottega Veneta, Sergio Rossi e le ceramiche toscane di Richard Ginori. E ancora, Pomellato passato di mano per circa 300 milioni di euro.

Nel febbraio 2006, a seguito dell'annullamento dell'Opa di Unipol, il Gruppo Bnp Paribas manifesta l'intenzione di acquisire Bnl. L'Offerta di acquisto viene salutata con favore dal presidente Luigi Abete e convalidata dagli organismi regolatori: l'acquisizione viene portata a termine.

Nel 2007, a seguito della fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa, per motivi antitrust Intesa Sanpaolo cede il controllo delle banche al dettaglio Cariparma e Banca Popolare FriulAdria (654 sportelli in tutto) a Credit Agricole, già azionista della banca italiana fin dal 1990.

Sempre lo stesso anno Generali accetta l'offerta di Groupama, socio del patto di Mediobanca, a sua volta azionista di maggioranza a Trieste (con il 15,8%), per l'acquisto del 100 per cento di Nuova Tirrena per 1,25 miliardi di euro, generando una plusvalenza di circa 240 milioni.

Successivamente è un pezzo di made in Italy nell'agroalimentare a passare sotto insegne francesi: è Eridania Italia, società leader nel settore zucchero italiano. E anche la grande distribuzione non è rimasta immune dall'avanzata francese, presa d'assalto dai vari Carrefour, Castorama, Auchan e Leroy-Merlin. E sempre ai francesi negli anni è andata anche Parmalat, passata a Lactalis dopo 6 mesi di aspra battaglia, oltre a Moncler finita nell'area di Eurazeo.

Nel 2016 Suez diventa primo azionista privato dell'utility romana Acea. Il gruppo aumenta la sua partecipazione nella società capitolina dei servizi ambientali, passando dal 12,4 al 23%, grazie all'acquisto di azioni dal gruppo Caltagirone. L'affare proietta i francesi come primo socio privato di Acea, dietro al Comune che ha la maggioranza assoluta. Molti anche gli acquisti mancati, da Fonsai, su cui c'erano le mire di Groupama, a Pioneer per cui si erano fatti avanti Amundi e Natixis per rilevare la società di gestioni patrimoniali di Unicredit.