La frode dei prosciutti: ecco come gli allevatori "falsificano" il marchio dop

Il caso dei prosciutti di Parma e San Daniele, fatti con carni di maiale allevati in Italia, ma figli di scrofe inseminate con maiale danese

La grande frode dei prosciutti. Già, perché – secondo un'inchiesta di Report – un prosciutto di Parma e San Daniele su tre è contraffatto, ovvero fatto con carne di maiali allevati in Italia, ma figli di scrofe inseminate con maiali danesi.

È così che vengono aggirati i ferrei requisiti del marchio Dop, denominazione d'origine protetta, garanzia (in teoria) della bontà e dell'autenticità del prodotto.

E invece, secondo quando scoperto dall'inchiesta di Emanuele Bellano, Alessia Cerantola e Greta Orsi (intitolata "La porcata" e in onda questa sera su Rai Tre in prima serata), "terminata la stagionatura, se andrete ad acquistare un prodotto marchiato Parma, rischierete una volta su tre di essere frodati".

Al centro di tutto, come detto, il ruolo del maiale danese "durok", più magro, molto richiesto, ma escluso dal disciplinare di produzione che consente di ottenere, appunto, il prestigioso marchio Dop. Questo succede per il Parma e anche per il San Daniele.

Le forze dell'ordine hanno indagato e hanno agito: gli accertamenti condotti dagli ispettori del ministero dell'Agricoltura e dai Nas hanno portato al sequestro di un milione di cosce di prosciutto, per un valore di mercato complessivo di circa 100 milioni di euro; i prosciutti ai quali è stata tolta l'etichetta Dop sono risultati essere pari al 20% della produzione annuale di Parma e San Daniele, per l'appunto.

Un ginepraio di interessi e contro-interessi nei quali l'inchiesta cerca di districarsi e che getta un cono di luce anche sulla realtà dei cosiddetti allevamenti sostenibili dove i maiali sono ammassati, si mordono le orecchie a vicenda e sono tenuti in compagnia anche da orde di topi.

Commenti

venco

Lun, 20/05/2019 - 19:00

Ma se sono allevati in Italia non basta?, i maiali danesi che sono? strani? avvelenati?

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bonoitalianoma

Mar, 21/05/2019 - 00:15

Un tempo si diceva è il "mercato delle vacche" mentre oggi è tutta una porcata.

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Zagovian

Mar, 21/05/2019 - 07:02

Nomi e marchi coinvolti!....Ed i "sindacati"?Sempre finta di non sapere niente?(come l'amianto a Casale Monferrato)...Sempre a difendere il "posto di lavoro"?...E gli "industriali" del settore?...Quelli "onesti" non sapevano niente?...Le mele "marce" non si usa più toglierle dal paniere?...Non è "politicamente corretto"?...Quello che conta è la "pubblicità" alla TV?

un_infiltrato

Mar, 21/05/2019 - 07:36

Sì d'accordo, grazie a Report, grazie a tutti, ma fuori i nomi. Insomma, se stamattina decido di acquistare del prosciutto quale nome devo scegliere?

WSINGSING

Mar, 21/05/2019 - 08:11

Non leggo niente di nuovo. Saranno circa circa cinquanta anni che si fa così. Per quanti prosciutti e salumi si vendono, in Italia i maiali dovrebbero pascolare per le strade e nei giardini pubblici. Analogamente, per quanti prodotti caseari si consumano ogni famiglia dovrebbe adottare una mucca da latte. Ma pensate davvero che il latte dei migliori formaggi sia italiano?

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anticalcio

Mar, 21/05/2019 - 08:16

la UE dove è?? a dire che lunghezza devono avere le banane e cetrioli? o a dire il diametro delle vongole? o peggio,a mettere in commercio l'olio tunisino senza dazi?? bene..domenica ricordiamocele tutte