Ma Giorgia non si perda quei momenti irripetibili

Chi l'avrebbe mai detto che, dopo tanto disquisire di madri surrogate e arditi «mammi» emuli di Elton John, oggi ci saremmo trovati a vagliare le scelte professionali di una donna (...)(...) che il suo bambino lo ha concepito, lo partorirà, lo terrà e lo crescerà nel seno di una famiglia composta in senso tradizionale. Un bel passo in avanti ed una ventata dal gusto retrò che riconcilia con un sano senso di normalità, sempre più sotto scacco. Mi riferisco a Giorgia Meloni che piacevolmente ricordo quando, a margine del Family day di febbraio, confessava emozionata il suo nuovo «stato» con quel brilluccichio che solo le donne possiedono quando annunciano la gravidanza. Di fronte alla sua prospettata candidatura, in coscienza sento di dover dare ragione a Guido Bertolaso che, con toni immediatamente strumentalizzati dai soliti «soloni», ha fatto invece una considerazione profonda, invitando l'alleata a fare una valutazione non tanto per sé e per quella sfolgorante carriera politica che l'aspetta, quanto per il bambino che porta in grembo e per il bene dell'Urbe di cui vorrebbe la guida.Roma non è Borgo Tre Case, per dimensione, né è Stoccolma, per efficienza, è una metropoli che racchiude in sé l'Italia e i suoi infiniti problemi. La Capitale è un buco nero che ha centrifugato Alemanno e Marino e che può essere risollevata solo con un atto di abnegazione totale ed eroismo che cannibalizzerebbe ogni diversa dimensione «privata» del futuro sindaco. Meloni oggi si trova davanti ad un crocevia ineludibile della sua vita, fatto di due sole strade che conducono, ciascuna di esse, ad un luogo di non ritorno.Per quanto possa essere brava, attenta, multi-tasking, poliedrica, Meloni non può essere convinta di poter gestire, con un bambino in arrivo, la pressione mediatica e politica di una responsabilità così grande quale quella di proporsi alla guida di Roma: scegliere questa opzione significa inevitabilmente rinunciare a vivere con pienezza i momenti immediatamente successivi alla nascita e i primi anni di suo figlio, quando lui avrà più bisogno della vicinanza/contatto con sua mamma. Meloni si ritroverebbe a dover scegliere se delegare a terzi le incombenze della città o delegare a terzi il figlio.Ci sarebbe comunque un interesse sacrificato e qualcuno che, giocoforza, ne uscirebbe danneggiato: l'illusione di potercela fare implica un rischio troppo grande, di cui le conseguenze potrebbe pagarle il suo bambino, da un lato, e la città dall'altro. Con questo non voglio ovviamente dire che le madri debbano rinunciare al lavoro: anch'io, all'epoca, ho dovuto fare una scelta e ho deciso, potendolo fare (come oggi Giorgia Meloni), di dedicarmi alla crescita dei miei tre figli, quantomeno finché ho ritenuto che pur delegandone le cure non avrebbero patito in modo irreversibile la mia carriera. È un dato di fatto che la scelta di riprendere in mano il mio lavoro e la successiva fiducia nella mie capacità di fare l'acrobata fra asili, scuole, sport da un lato studio e tribunali dall'altro - abbia comunque determinato la perdita di momenti importanti, momenti che non torneranno più, facendone pagare le conseguenze a me stessa come ai miei figli.Daniela Missaglia