I cattolici di piazza Duomo seguono Ratzinger: "Pieno relativismo"

I cattolici che scenderanno in piazza Duomo il prossimo 7 dicembre hanno le idee chiare sulla situazione della Chiesa. E citano Benedetto XVI

I cattolici che hanno organizzato un rosario in piazza Duomo per il prossimo 7 dicembre - una preghiera comunitaria e partecipata che si svolgerà alle ore 16.30 - citano Joseph Ratzinger, parlando di "pieno relativismo". Benedetto XVI viene spesso chiamato in causa in questo periodo. La frangia dei fedeli meno contenta dell'operato di Papa Francesco pensa che la Chiesa debba fare una marcia indietro: smettere di assecondare il mondo. E la figura del papa emerito, che i cattolici non intendono strumentalizzare in opposizione al pontefice argentino, può essere utile a descrivere meglio gli obiettivi che chi parteciperà al rosario si è preposto.

Le manifestazioni di questo tipo sono accompagnate spesso da un alone di mistero. Chi sono i promotori di quella che sembra un'iniziativa volta a segnalare l'esistenza di un malessere nei confronti dell' odierno andazzo ecclesiastico? La domanda è già stata valida per l'equivalente preghiera romana. E non ha ricevuto risposta. Anzi, è stato spiegato come il tutto avesse origine da un "moto spontaneo". Il Papa, poi, non viene mai nominato. Lo abbiamo già segnalato ma è bene ribadirlo: il fine del rosario non è quello di fornire un'immagine plastica dell'opposizione tradizionalista né quello di costruire un'alternativa di piazza al "bergoglismo".

Il fatto che i cattolici abbiano pregato dinanzi piazza San Pietro, in fin dei conti, non poteva suscitare troppo scalpore. Milano e piazza Duomo, invece, appaiono mete abbastanza anomale per mobilitazioni così. Dario Maria Minotta è l'unico nome che compare nella brochure che pubblicizza l'evento. E soprattutto per questo lo abbiamo intervistato: per comprendere i perché di quella che, con ogni probabilità in maniera impropria, può sembrare una protesta mascherata. Passato attraverso la politica, Minotta ha fondato il Movimento Gospa. Stando al suo racconto, l'invito teso istituire il Gospa è arrivato in via diretta da una delle veggenti di Medjugorje, ossia Mirjana: " Io chiamai alle armi i vecchi del Comitato Medjugorje che hanno fatto conoscere questo luogo in Italia e animato Radio Maria che da Arcellasco coprì il Nord Italia con il fondatore don Mario Galbiati e sotto invito di Mirjana trasformai il tutto nel movimento di Maria, la Gospa, nostra Mamma".

Vale la pena sottolineare, però, come il Movimento Gospa non faccia parte della promozione del rosario e come l'iniziativa in sè non sia ascrivibile al gruppo fondato da Minotta. Siamo, insomma, di nuovo dalle parti del "moto spontaneo".

Perché avete organizzato un rosario comunitario in piazza Duomo?

"Stiamo attraversando come Chiesa e come società un momento storico gravissimo: sono venuti meno i valori morali della persona. Con la preghiera si invoca l'aiuto divino per difendere i valori naturali insiti in ogni uomo che non deve dimenticare chi è e da dove proviene".

Dove altro potrebbe essere organizzato?
"È un rosario pubblico come è stato fatto il 5 ottobre a Roma. Stanno aderendo in molti e non solo in Italia. Ogni primo sabato del mese credenti cattolici e uomini di buona volontà si ritrovano e pregano insieme nelle piazze. Gli occhi ci sono stati messi sul capo, sede dell'intelligenza, per guardare il Cielo e non sui piedi che poggiano per terra: l'individuo per andare avanti nel cammino della vita con tutte le difficoltà e gli affanni, a differenza degli animali, deve pensare, amare e pregare".

Quali sono le grande preoccupazioni dopo il Sinodo panamazzonico?
"Il mondo è nelle tenebre perchè la Chiesa ha smesso di essere luce, diceva San Josemaria Escrivà de Balaguer. Oggi si mettono in discussione verità evidenti fino a stravolgerle per dotta ignoranza e voluta falsità storica anche attraverso uomini di chiesa".

Esiste una "confusione dottrinale" da cui la Chiesa deve essere salvata? Oppure la Chiesa si salva da sé?

"La dottrina è chiara e basata sulla Parola di Dio, il Magistero e la Tradizione della Santa Chiesa. Sono gli uomini che a secondo delle loro voglie e mode discutono e interpretano fino al punto di far dire a Dio quello che Lui non dice. Questa è una colpa gravissima. È stuprare i comandamenti di Dio. Leone XIII proprio per questo volle alla fine della Santa Messa la preghiera alla Vergine Santissima con le tra Ave e la supplica all'arcangelo San Michele. Non possiamo dimenticare che il fumo di Satana è entrato in Vaticano come diceva Paolo VI e siamo nel pieno relativismo profetizzato anche da Benedetto XVI. Per questo siamo chiamati tutti a pregare il rosario e a consacrarci a Maria nostra Madre".