I giudici: "Doppio cognome per i figli di coppia di madri"

Primo caso in Liguria di "stepchild adoption incrociata": il Tribunale dei Minorenni di Genova ha stabilito che i figli di due donne unite civilmente dal 2017 potranno portare il doppio cognome. Riconosciuto a entrambe il ruolo di madre

Una coppia di donne residenti a Imperia, Laura e Francesca, e unite civilmente dal 2017, hanno ottenuto che i loro figli avuti precedentemente possano portare il doppio cognome. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale dei Minorenni di Genova. Riconosciuti dunque l'adozione reciproca dei rispettivi figli - ovvero la "stepchild adoption incrociata" - e soprattutto il ruolo di madre di ciascuna di loro per ognuno dei figli, un maschio e una femmina. Si tratta, come scrive Il Secolo XIX, di un aspetto che fino ad oggi non era sempre stato preso in considerazione. La sentenza arriva al termine di un lungo percorso iniziato due anni fa con l'unione civile delle due donne e proseguito fino all'ultima decisione assunta dal Tribunale dei Minorenni del capoluogo ligure.

I precedenti

"Il nostro unico interesse - spiegano - è di garantire un futuro più agevole ai nostri figli sotto diversi punti di vista, ma che di fatto non cambia quello che siamo, ossia una famiglia felice, con due bambini che nascono fratelli e si sentono fratelli". Decisioni simili erano state prese in passato a Roma, rispettivamente ad opera del Tribunale dei Minorenni e del Tribunale civile della capitale. Nel primo caso era stato riconosciuto, da parte di due donne, il diritto all'adozione incrociata di due bambine di 4 e 8 anni, mentre nel secondo caso era stata una coppia di mamme a vedersi attribuito il ruolo di madri di una bimba nata con fecondazione eterologa.

Manca una legislazione specifica

Il tutto in mancanza di una legge specifica. Infatti, la legge 76/2016 (c.d. legge Cirinnà) regolamenta solo le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto, senza riferimenti alla c.d. stepchild adoption (adozione del configlio), stralciata per consentire l'approvazione in Parlamento della legge. Il vuoto normativo è stato colmato più volte dalla magistratura facendo riferimento alle "adozioni particolari", quelle situazioni speciali che nascono e si "istituzionalizzano" per la tutela dei più piccoli.

Una regolamentazione "dal basso" che ha avuto il primo via libera con la sentenza 12962 del 2016 della Corte di Cassazione, in base all'art. 44 della legge 184/1983 che disciplinava l'adozione dei minori in casi particolari (ma esclusivamente per le famiglie eterosessuali). Infine, nella stessa materia, va ricordat l'ordinanza 17100 del 26 giugno 2019 che consente le adozioni di minori anche a single e coppie di fatto, anche qualora l’adottante sia di età piuttosto avanzata o il minore sia affetto da grave handicap.

Commenti
Ritratto di dr.Strange

dr.Strange

Lun, 29/07/2019 - 15:34

idiozia pura. uno non può avere due mamme e zero padri, non può neanche avere tre orecchie o le branchie