Il ladro si che se ne intende...

Interno Biblioteca Civica Gambalunga, Rimini - Foto di Ivan Ciappelloni

In libreria si va (anche) a rubare. Decine di migliaia di volumi, ogni anno, spariscono dagli scaffali. I ladri apprezzano i bestseller, come tutti. I più esigenti però si portano a casa, senza pagare, anche costosi e ingombranti cataloghi d'arte. C'è poi chi non disdegna i classici, meglio se in edizioni lussuose. Insomma, la cultura del furto è variegata. Del resto, la libreria è un ecosistema complesso, basta osservare bene.

I lettori sono tipi strani. C'è quello che si concede una pennichella sulla poltrona con la scusa di sfogliare una rivista. C'è quello che spolpa, con metodo implacabile, un intero libro col pretesto di consultarlo per decidere se acquistarlo. C'è quello che ci ha ripensato, e con fare guardingo abbandona un tomo fuori posto. C'è quello che entra, prende il volume e va dritto alla cassa. C'è quello che chiede consiglio al libraio, facendolo impazzire perché vuole un saggio di cui non ricorda il titolo e scritto da un autore di cui non ricorda il nome. C'è quello che chiede Il fu Mattia Bazar di Pirandello. C'è il bibliofilo che ritira soltanto le rarità ordinate settimane prima. Ci sono gli psicopatici, che strappano le pagine per dispetto. Ora che in qualche libreria si prende l'aperitivo, ci sono quelli che sperano di rimediare un appuntamento.

Poi, naturalmente, ci sono i ladri. A volte, nelle librerie di catena, vengono fermati quasi sul marciapiede da tipi nerboruti con l'auricolare e si difendono dicendo di non aver trovato la cassa. Spesso riescono a sfuggire ai controlli. I lettori sono pochi, il libro però rimane un oggetto del desiderio, un piccolo status symbol, al limite un accessorio che nobilita l'arredamento. Non va a ruba però si ruba. Distinguiamo. C'è il ladruncolo che sottrae per rivendere su eBay. Poi c'è il ladruncolo «libridinoso» in cui la passione per il furto confina con la bibliofilia. Il signore distinto con il Meridiano di Eugenio Montale nella tasca del cappotto. La signora distinta con «i romanzi di cui tutti parlano» nella borsetta. Pare che in questo periodo vadano Purity di Jonathan Franzen (720 pagine) e La scuola cattolica (1.224 pagine) di Edoardo Albinati. Non manca lo studente a caccia di manuali universitari ma anche di grandi autori o di testi ricercati. È scomparsa invece la figura del Sessantottino convinto che rubare un saggio di Marcuse non sia un reato ma un esproprio proletario. Come ricorda il giornale on line Il Post, nel 1999 la catena Barnes & Noble fece la classifica degli autori trafugati nel suo negozio più famoso: Martin Amis, Paul Auster, Georges Bataille, William S. Burroughs, Italo Calvino, Raymond Chandler, Michel Foucault, Dashiell Hammett, Jack Kerouac e Charles Bukowski. Che i ladri siano buoni critici letterari?

Commenti

Tommaso123

Dom, 17/04/2016 - 14:22

Mi permetto di giustificare un po' per questi ladri pure probabilmente i critici letterari buoni, da due punti di vista, uno forse piu che giustificare i loro atti puo svegliare tanta gente nel senso che c'e tanta gente non sa apprezzare quello che tiene in mano anzi alcuni lo buttano via senza consapevolezza come la giovinezza, affetto degli parenti, le amicizie, a questo punto cito una frase noi sapiamo apprezzare la felicita soltanto quando l'abbiamo persa, da un altro punto di vista rubare un libro mica un pacchetto di sagaretta o un pacco di soldi secondo me ha una certa dose di apprezzo verso questi libri, perche mica loro li rubano per uno scambio dei soldi o qualcosaltro, perche anche i ladri si godono leggendoli magri conoscono piu di tanti di noi il senso di questo libro.