Ilva, sale la tensione: migliaia in strada. Clini: "Niente decreto, presto l'autorizzazione"

Due giorni di sciopero a Taranto. Tensioni tra cittadini e operai che hanno bloccato l'Appia. Il procuratore: "Le procedure vanno avanti"

L'Ilva di Taranto

Dopo che il gip ha rigettato il piano di risanamento presentato dall'Ilva e la richiesta di mantenere un minimo di produzione, la tensione sale a Taranto, dove è iniziato lo sciopero di due giorni indetto da Fim-Cisl e Uilm-Uil. Migliaia di operai (4mila secondo i sindacati) hanno lasciato il presidio dello stabilimento e stanno bloccando la via Appia e la Statale Jonica, dove si sono scontrati con un gruppo di persone del "Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti", che chiedono di tutelare l'ambiente al grido "Taranto libera, ve ne dovete andare".

"Bisogna dare una soluzione alla contrapposizione che si è creata tra il lavoro e la salute", ribadisce il segretario generale Cgil Susanna Camusso, "Occorre determinare i vincoli per l’impresa attraverso l’autorizzazione integrata e determinare su quella base quale è il livello di investimenti". La Fiom, del resto, ha chiesto a Fim e Uilm di sospendere la protesta: "È uno sciopero che ha delle ambiguità", dice Maurizio Landini, "Avevo proposto alle altre organizzazioni sindacali di fare assieme le assemblee dei lavoratori invece che proclamare uno sciopero. Hanno detto di no. Così c’è il rischio di fare uno sciopero inutile che contesta scelte della magistratura. Tra l’altro Fim e Uil nei loro comunicati dicono cose diverse. Invece bisogna mettere i lavoratori nelle condizioni di discutere, non bisogna dividerli. Per salvare il lavoro, obiettivo di tutti i lavoratori dell’ilva, l’azienda si deve impegnare a fare investimenti cospicui".

Intanto il governo segue da vicino la vicenda, ma nega la possibilità di un decreto in grado di superare le obiezioni dei magistrati: "Noi stiamo applicando in maniera rigorosa la legge e l’applicazione spetta per le norme italiane e per le direttive europee al Ministro dell’ambiente", dice il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, "L’unico atto legale e vincolante per l’impresa è un atto ordinario, ovvero l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Stiamo continuando a fare quanto programmato. Stiamo lavorando per il rilascio dell’AIA applicando la legge italiana e le direttive europee, in particolare prevedendo che Ilva debba adeguare i propri impianti ai migliori standard europei. Non c’è una risposta al Gip, c’è la conferma del lavoro che stiamo facendo, applicando la legge. Credo che domani avremo il documento, poi avremo le procedure previste dalla legge e così la conferenza dei servizi, e avremo finalizzato" la relazione per l’Aia".

Ma la giustizia non si ferma. "Non so l’Ilva che tipo di ricorsi deciderà di presentare. Se non ci saranno modifiche ai provvedimenti esistenti le procedure andranno avanti e saranno inevitabili", ha affermato il procuratore di Taranto, Franco Sebastio. Dal canto suo l'azienda promette battaglia. Il presidente Bruno Ferrante ha assicurato che impugnerà il provvedimento del gip.

Commenti

agosvac

Gio, 27/09/2012 - 13:28

Non mi meraviglia il fatto che landini non voglia andare contro la magistratura, in fondo con la magistratura ci campa, guai farseli nemici!!! Sennò corre il rischio che un giorno o l'altro possa dare ragione alla Fiat per tutti i procedimenti barzelletta contro di essa intentati! Adesso bisognerà vedere che succederà perchè se il Ministro dell'ambiente darà l'autorizzazione ambientale seguendo le norme europee, che farà la magistratura? continuerà a voler far chiudere l'Ilva, così, per partito preso? E le ventimila famiglie messe in mezzo ad una strada senza la possibilità di mangiare che faranno? Semplice: andranno dai magistrati e chiederanno loro di essere sfamati!!!

niklaus

Gio, 27/09/2012 - 15:01

Due osservazioni: 1) Dagli anni 1920 fino al 1960 nella periferia nord-est di Milano, erano situate le grandi acciaierie della Breda e della Falk. La polluzione atmosferica tra fumi e fuliggine era altissima, ma non si registro' un aumento della mortalita' tra la popolazione della zona, ne' un suo calo quando queste fabbriche vennero dismesse. 2) Se si vuol godere dell'aria pulita certi impianti vanno costruiti fuori dai piedi o, viceversa, si deve impedire di costruirvi nelle vicinanze i quartieri per gli operai (cosa che e' avvevuta a Taranto.