L'assassino del manager della Moncler ha confessato

Il manager era stato trovato nella sua auto privo di vita. Ma ora il killer ha un nome

Ucciso per un debito di poche migliaia di euro. Questo è il movente dell'omicidio del manager della Moncler, Ezio Sancovich.

Le indagine dei carabinieri di Padova sono partite subito dopo il ritrovamento del corpo. La testa di Sancovich era crivellata dai colpi di pistola, ma nessuno aveva visto niente. I carabinieri hanno iniziato a ricostruire il caso e dopo un lungo interrogatorio hanno arrestato, con l'accusa di omicidio volontario, un ex socio in affari della vittima, Renato Rossi.

L'assassino ha confessato di aver ucciso il manager e ha fatto trovare ai carabinieri l'arma del delitto. La ricostruzione dell'ex socio, secondo gli inquirenti, è ricca di contraddizioni e vuoti. Soltanto i risultati dell'autopsia e dei rilievi balistici saranno in grado di eliminare ogni dubbio.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri del comando di Padova, Sancovich sarebbe uscito dalla sede dalla Moncler, intorno alle 18.30. Avrebbe fatto una telefonata alla moglie, che lo attendeva nella loro abitazione di Rubano, ma prima di fare rientro a casa avrebbe incontrato Rossi. I due si sarebbero visti fuori dalla ditta con la quale collaborava Sancovich e sarebbero saliti a bordo dell'auto della vittima.

Sull'auto, sarebbe nata una lite violenta tra i due, che avrebbe portato Sancovich a fermarsi lungo la strada regionale 245, all'imbocco di una strada sterrata. Da qui in poi, la confessione dell'assassino si fa confusa. Rossi ha riferito che il consulente della Moncler gli avrebbe ordinato di scendere dall'auto e gli avrebbe puntato l'arma contro. Ma nel tentativo di disarmarlo per difendersi, un colpo di pistola è partito e Sancovich sarebbe morto.