Lettera del pubblicitario al Papa: "Medjugorje va amata, non capita"

L'intervento del famoso pubblicitario Gianni Romolotti: "Santità, il miracolo va amato e non capito. I buoni alberi si vedono dai buoni frutti: e qui ci sono milioni di conversioni"

Prima della conversione, nel 1987, Gianni Romolotti si definiva "agnostico e vigliaccone". Poi, trent'anni fa, la folgorazione sulla via di Medjugorje. Un incontro tanto potente da cambiare una vita e da spingere uno dei pubblicitari più affermati d'Italia a prendere carta e penna e a scrivere al Papa per perorare la causa delle apparizioni della Santa Vergine in terra di Bosnia.

Il quotidiano La Verità pubblica infatti oggi una lettera in cui Romolotti chiede al Santo Padre di voler "amare e non capire" il "fenomeno" Medjugorje. "I buoni alberi si vedono dai buoni frutti - ricorda Romolotti - E a Medjugorje i frutti sono copiosi, milioni le conversioni e le riconversioni."

"I pellegrinaggi sono tutti organizzati da privati che - prosegue - ci mettono del loro, i primi pellegrini essendo proprio loro. Ed è giusto che la Chiesa ancora non organizzi pellegrinaggi, sino a quando la commissione Ruini non si pronuncerà. Il ritardo è già notevole, le pecorelle aspettano istruzioni. D'altra parte sappiamo che la Chiesa si pronuncia solo ad apparizioni terminate. Nulla vieta però che sacerdoti e laici si rechino in quel posto di paradiso per imparare di nuovo a pregare."

Sul tema la Chiesa cattolica ha istituito una commissione presieduta dall'ex presidente della Cei cardinal Camillo Ruini, che ha giudicato probabilmente autentiche le prime apparizioni, risalenti al 1981, mentre ha espresso forti dubbi sull'autenticità di quelle successive. L'ultima parola, però, spetta al Pontefice: Papa Francesco, tuttavia, si è sempre espresso con scetticismo in merito, ricordando che la Madonna non è "il capo di un ufficio telegrafico", che manda messaggi tutti i giorni.

Commenti

ILpiciul

Mar, 18/07/2017 - 13:05

Comunque, caro Bergoglio, il mio otto per mille NIET! Mi sa che sei furbetto ma non mi faccio certo infinocchiare da te o da Galantino.