L'unica soluzione per una buona scuola? ​Il costo standard di sostenibilità

Dopo anni di una serrata azione culturale si può affermare oggi che c'è una ideale task force politica: ampia convergenza sul diritto di apprendere dei bambini e dei giovani senza discriminazioni economiche

L’unica soluzione per una scuola pubblica veramente “buona” e anche per questo accessibile a tutti è “il costo standard di sostenibilità” che ha ottenuto il consenso delle aree politiche e sociali più differenti, ormai consapevoli del del diritto di apprendere dello studente, senza discriminazione. Dopo anni di una serrata azione culturale si può affermare oggi che c'è una ideale task force politica: ampia convergenza sul diritto di apprendere dei bambini e dei giovani senza discriminazioni economiche (The Numbers). Un diritto che per essere garantito necessita di uno strumento tecnico per passare dall'ideale al reale. "Il Costo Standard è uno studio che noi dobbiamo continuare a fare", afferma con convinzione il Ministro Fedeli a Milano il 7 ottobre u.s., "perché questo è un elemento che deriva da un dibattito che c’è da molti anni". Molto decisa sul prossimo futuro, la ministra dichiara. "Io credo che riuscirò a costituire questo gruppo di lavoro sul costo standard" – e infatti sta ricercando, per il tavolo dedicato, alte competenze specifiche di tutti gli schieramenti politici – "che mi sembra un elemento comunque necessario di confronto perché la libera scelta di dove portare i propri figli è un punto importante". Con puntuale e decisa chiarezza, aggiunge: "la Costituzione Italiana garantisce in modo fondamentale il diritto all’istruzione pubblica (e quindi statale e paritaria) e su questo il tema dell’attuazione della Costituzione riguardo al pluralismo culturale è un elemento fondamentale".

È proprio la Lombardia che non tarda a dichiarare, attraverso l’assessore all’Istruzione Valentina Aprea a TuttoScuola, «Più autonomia e costi standard per la scuola lombarda. Con una maggiore autonomia istituzionale puntiamo ad introdurre nell’istruzione una più ampia quota di sussidiarietà che consenta una ulteriore personalizzazione dei percorsi, una maggiore libertà di scelta delle famiglie, oltre all’adozione di costi standard. Regione Lombardia intende richiedere trasferimenti di funzioni e di risorse in materia di istruzione e formazione professionale per estendere il modello lombardo del sistema dotale (Buono Scuola, Dote Scuola, Dote Merito, Dote Formazione, Dote Disabili e Dote Apprendistato) a tutta l’istruzione statale e paritaria, introducendo il principio dei “costi standard di sostenibilità” come parametro per il finanziamento. Non si tratta di inventare nulla, ma di guardare alle buone esperienze italiane e internazionali come, ad esempio, a quella del settore sanitario dove, da anni, le strutture sanitarie pubbliche e private (sia profit che non profit) competono tra loro “ad armi pari”, ricevendo i finanziamenti pubblici sotto forma di un rimborso uguale per tutti sulla base della singola prestazione erogata. Relativamente all’ambito scolastico si tratterebbe di identificare il parametro “costo standard di sostenibilità” per studente e impiegarlo, in via sperimentale, come parametro di riferimento per il finanziamento della scuola statale e paritaria. Regione Lombardia sarebbe pronta a raccogliere la sfida!». Risultato: un modello per l’intera Nazione in un franco confronto Stato-Regione. In questa direzione sembra andare il documento del Centro Studi Scuola Cattolica “Autonomia, parità scolastica e libertà di scelta educativa” che ha finalmente raggiunto una visione unitaria. Un sistema educativo costruito sui pilastri dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative, della parità tra scuole pubbliche, statali e non statali, e dell’effettiva libertà di scelta educativa delle famiglie, anche mediante i percorsi dell’istruzione e formazione professionale, risulta meglio orientato a sostenere il compito affidato a ogni struttura educativa”. Forte di questa convinzione, il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica richiama l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico sul sistema educativo italiano, “ancora incompiuto”, e invita a fare i passi necessari “affinché il sistema formativo italiano, nel suo complesso, possa perseguire meglio la missione educativa che la società gli affida e che la legge a pieno titolo gli riconosce”. Il costo standard, anche in questo documento, è considerato la via maestra. Oggi 24 Ottobre è stato presentato il XIX Rapporto del CSSC “Il valore della parità", nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati, da S.E. monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, con la partecipazione della Sen.Valeria Fedeli, Ministro dell´Istruzione dell´Università e della Ricerca. Un documento che riflette sulla scuola paritaria, sul valore di questa e sui relativi aspetti economici. Dal documento emergono dati che confermano il calo di oltre 30mila alunni in media all'anno nella scuola pubblica paritaria e la chiusura di 1183 scuole paritarie dall'a.s. 2010/11 all'a.s. 2016/17. Il cerchio della libera scelta educativa si restringe sempre più… Tante le variabili che incidono, in particolare la crisi economica, non supportata dal diritto di apprendere garantito per tutti, senza alcun vincoli di censo. Risulta incompiuta l'autonomia della scuola, è incompiuta la parità, è incompiuta la libertà di scelta educativa della famiglia. Mons. Galantino ritiene che il rapporto abbia il merito di fare chiarezza sui due livelli, la dimensione giuridica e quella economica. Il Ministro Fedeli interviene richiamando gli obiettivi comuni, la centralità della qualità della formazione, degli apprendimenti, di cittadinanza attiva che fa incrociare con la Costituzione italiana le varie forme del pluralismo educativo del Paese.

Ribadisce che per ben comprendere il “senza oneri per lo Stato” occorre risalire alle fonti del dibattito che hanno portato ai diversi articoli della Costituzione. Diciassette anni dopo la legge Berlinguer, chiarissima nel definire “pubblica” la scuola statale e paritaria, la parità risulta incompiuta, come dichiara l’on.le Fedeli, che aggiunge “una reale parità richiede risorse economiche”. “Non sostenendo le famiglie attraverso misure economiche le si mette in condizione di non poter davvero scegliere” afferma Galantino, “Quando mancano le risorse il sistema gestionale va in crisi e le scuole paritarie sono costrette a chiudere. Ma se qualcuno con la chiusura delle scuole pensa di aver fatto Bingo si sbaglia, perchè questo significa meno libertà di scegliere per le famiglie". "Sicuramente è un tempo maturo rispetto a quello che ha vissuto il ministro Berlinguer, perché la legge di stabilità del 2017 ha sancito di distribuire le medesime risorse che arrivano dall'Europa sia per la scuola statale che paritaria. Questi sono segni che vanno nella direzione di una parità reale", dichiara il Ministro che ribadisce e conferma la ferma volontà di costituire il gruppo di lavoro sul costo standard, proprio per rendere effettivi gli ideali e garantire il diritto di apprendere dello studente senza discriminazioni, come pure il diritto dei docenti di scegliere, in un pluralismo educativo, l’ambito di esercizio della propria professione. Un aspetto importante per la garanzia del diritto è il patto formativo, che occorre consegnare previamente alle famiglie affinché possano essere messe in condizioni di scegliere e richiama alla corresponsabilità nel rispetto reciproco delle parti. "Chiunque scelga di occuparsi dell'educazione delle giovani generazioni - ha affermato il Ministro - ha un terreno comune, quello di costruire nella società comunità educanti che diano centralità alla qualità degli apprendimenti".