Il manager intuitivo: così Marchionne portò la Fiat nel futuro

Nel 2004 entrò alla guida di un'azienda che molti davano per spacciata. Ma in 14 anni, grazie anche al matrimonio con Chrysler, ha quadruplicato le immatricolazioni

Intuitivo, visionario, lungimirante: quando qualcuno muore, si sa, gli aggettivi si sprecano. Ma quelli che si addicono a ricordare Sergio Marchionne hanno tutti un tratto comune. Sono tutti rivolti al futuro.

Il manager italo-canadese scomparso oggi dopo una breve malattia era così, proteso all'avvenire, del mercato e dell'azienda. E la parabola della Fiat sotto la sua guida ha proprio questa caratteristica: si è evoluta nel tempo, a partire dal nome che è cambiato in Fca.

Nell'era Marchionne Fiat ha completato il passaggio da azienda nazionale a vera e propria multinazionale, con testa in Italia, sede legale in Olanda e braccio operativo negli Usa, oltre al domicilio fiscale a Londra e stabilmenti e filiale nei vari continenti.

Quando subentrò alla guida del gruppo nel 2004 in molti davano la Fiat per spacciata e ora l'azienda fondata all'ombra della Mole l'11 luglio del 1899 p uno dei primi gruppi del settore a livello mondiale. A testimoniarlo un numero: nel 2008, alla vigilia del matrimonio con Chrysler, la Fiat vendeva 2 milioni di veicoli all'anno. Per il 2018 si punta a 7 milioni di immatricolazioni. Cifre eloquenti.