Milano, donna uccisa in casa. L'amico confessa: "Mi doveva dei soldi"

Secondo quanto emerso dall'interrogatorio tra la donna e il 32enne ci sarebbe stata una relazione saltuaria

Tiziana Pavani, segretaria di 55enne in una scuola di Milano, è stata uccisa con una bottiglia di vetro da Luca Raimondo Marcarelli, che ha confessato l'omicidio della donna durante un lungo interrogatorio.

Il corpo senza vita della donna è stato trovato giovedì 12 gennaio nel suo appartamento al quarto piano di via Bagarotti 44, nel quartiere periferico di Baggio, a Milano. A incastrare l'uomo sono state le immagini di videosorveglianza di un bancomat, in cui lo si vede prelevare dei soldi con la carta di credito della vittima, trovata tagliata in un cestino vicino all'appartamento in cui abitava l'uomo, intorno alle 5.30 del mattino di giovedì. L'uomo, 32enne italiano senza precedenti penali, "oltre a un rapporto di conoscenza aveva una relazione saltuaria con la donna", spiega il capo della squadra mobile di Milano, Lorenzo Boccussi.

Il movente del delitto

Interrogato dagli agenti, Marcarelli ha raccontato di aver prestato a Tiziana 2.540 euro che lei non avrebbe mai restituito. Sarebbe questo, secondo gli inquirenti, il movente dell’omicidio. Denaro che l'uomo avrebbe speso in gratta e vinci e slot e che rivoleva indietro.

La dinamica dell'omicidio

Al 32enne è contestata l'aggravante della premeditazione perché, prima di uccidere la donna, si sarebbe spogliato in modo da non sporcare i suoi abiti di sangue. Durante l'interrogatorio ha ricostruito i rapporti con Tiziana Pavani, la sua dipendenza dalla cocaina e i ricoveri in psichiatria, il ritorno a casa dei genitori e il giorno dopo trascorso a spendere i 500 euro rubati alla vittima: "L'ho conosciuta su Badoo (un social network per conoscere nuove persone, ndr) e tramite amicizie comuni. La frequentavo uno o due weekend al mese. I rapporti erano di amicizia e anche di sesso occasionale. Lei mi aveva trovato anche un lavoro presso una ditta di pulizie".

Ha continuato l'uomo: "Sono salito da lei alle 18:30-18 35. Abbiamo chiacchierato e poi ho iniziato a fare uso di cocaina. Poi abbiamo avuto una piccola discussione per motivi economici. Le avevo prestato 2.450 euro. Solo io ho fatto uso di cocaina. Sono in cura al Sert da quattro o cinque mesi a causa di un tentativo di suicidio. Sono stato anche ricoverato in psichiatria". Poi il 32enne ha proseguito affermando che "mi è venuto un attimo di schizzo", ho preso una bottiglia e l'ho colpita mentre lei stava dormendo. Prima mi ero levato i vestiti per non sporcarmi. Ero rimasto in mutande. L'ho colpita tre volte con una bottiglia presa in cucina, con la mano destra. Con il primo colpo lei ha aperto gli occhi ma non si è nemmeno resa conto".

Il depistaggio

Marcarelli ha poi tentato di depistare gli inquirenti, come racconta lui stesso: "Poi ho preso la borsetta da un armadio, ho svuotato il contenuto e ho preso il bancomat. Mi sono lavato le mani e gli avambracci nel lavandino. Mi sono rivestito, ho messo la bottiglia e i mozziconi di sigaretta nel sacchetto della spazzatura della cucina. Prima di uscire ho aperto il gas del piano cottura. Essendo un modello vecchio non aveva la valvola di sicurezza. L'idea era quella di cancellare le prove con l'incendio della casa. Il mio cervello in quel momento era completamente in pappa".

Ora Luca Raimondo Marcarelli si trova nel carcere di San Vittore con l'accusa di omicidio volontario e rapina.

Commenti

Cheyenne

Sab, 14/01/2017 - 17:30

A ME ESSERE PIENO DI COCAINA MI PARE UN' AGGRAVANTE

Ritratto di hernando45

hernando45

Sab, 14/01/2017 - 17:30

I drogati non bisogna lasciarli in liberta. Una volta assodata la loro dipendenza, vanno rinchiusi e tenuti sotto controllo, come in una specie di casa di cura, dove ogni giorno che passa gli facciano assumere quantita sempre crescenti di droga, fino a quando SCHIATTANO!!! AMEN.