Milano, esplosione via Brioschi: Pellicanò condannato all'ergastolo

Pena massima per il 38enne Giuseppe Pellicanò, condannato come responsabile dell'esplosione della palazzina che costò la vita a 3 persone tra cui l'ex compagna. Nessuno sconto da parte del Tribunale di Milano

È stato condannato all'ergastolo Giuseppe Pellicanò, l'uomo che il 12 giugno dell'anno scorso fece esplodere una palazzina a Milano causando 3 morti e 3 feriti. Il pubblicitario 38enne era accusato di strage e devastazione per avere volutamente provocato l'esplosione che aveva coinvolto la moglie Michaela Masella - morta nella deflagrazione - e le due figlie di 7 e 11 anni, rimaste gravemente ferite.

I giudici hanno dato ragione al pm Elio Ramondini, che aveva chiesto al gup Chiara Valori di condannarlo all'ergastolo, non fidandosi della perizia degli avvocati dell'uomo che chiedevano di riconoscerne un vizio parziale di mente.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Giorgio Perroni e Francesco Giovannini, aveva chiesto di assolverlo sostenendo che non aveva la volontà di uccidere quando svitò il tubo del gas: ma i giudici non hanno creduto alla loro versione.

Il fatto per cui Pellicanò è stato condannato all'ergastolo risale al 12 giugno 2016. Un'esplosione aveva provocato il crollo di una palazzina di via Brioschi, alla periferia sud di Milano.

In base alle prime indagini l'incidente, costato la vita alla moglie di Pellicanò e a una giovane coppia di fidanzati, sembrava dovuto a una fuga di gas.

In realtà, qualche giorno dopo, le attenzioni degli inquirenti si spostarono su Pellicanò come possibile esecutore della strage: solo una settimana prima aveva compiuto una prova generale di distacco del tubo del gas.

Dopo ulteriori rilievi, la Polizia scientifica era arrivata alla conclusione che "le parti dell'impianto del gas" erano state manomesse "volontariamente". Subito dopo essere stato dimesso dall'ospedale, Pellicanò viene arrestato con l'accusa di strage.

Chiaro fin da subito il movente: l'uomo, non accettando la separazione dalla moglie e il suo nuovo legame sentimentale con un'altra persona, voleva uccidere lei e le sue figlie. Pellicanò era in cura psichiatrica da tempo (e aveva confessato il delitto pur dichiarando di "non ricordarsi bene), ma i giudici non hanno accolto la tesi della semi-infermità mentale.

Commenti
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Jeronimo

Lun, 19/06/2017 - 15:15

La pena giusta sarebbero stati 3 ergastoli, e spero che non ci siano sconti e revisioni di processo... Anzi considerando pure che ha ferito e gravemente pure le sue bambine e procurato a tutti gravissimi danni, che marcisca in galera... Certe volte a questi aspiranti mancati suicidi poi bisognerebbe procurargli il loro suicidio...

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gzorzi

Lun, 19/06/2017 - 15:31

Anche agli avvocati difensori la stessa pena e tutti insieme a ricostruire a mani nude, di tempo ne hanno.

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Maximilien1791

Lun, 19/06/2017 - 17:18

Ma sono stupito dal fatto che ad uno in cura da uno spichiatra, non uno spicologo, uno spichiatra, non sia stato riconosciuto lo status di semi infermità mentale. Forse non aveva abbastanza soldi per pagare un buon avvocato. Se ben ricordo qualche anno fà uno che ha squartato la fidanzata con un coltello da Sushi si è fatto dieci anni ed è tornato libero. Ah, dimenticavo, era il rampollo della famiglia Jucker, ricca famiglia milanese.