Nuove tegole per il Parma: all'indomani del fallimento il blitz di finanza e carabinieri

Sale a 4 il numero degli indagati: l'ex presidente Ghirardi, l'ex ad Leonardi, il direttore amministrativo Marco Preti e il responsabile organizzativo Corrado Di Taranto. Domenica gialloblu in campo contro il Torino

Non c'è pace per il Parma. Il giorno dopo la sentenza di fallimento, finanza e carabinieri hanno fatto visita a Tommaso Ghirardi, nella sua villa di Carpenedolo. Si è tenuto oggi un altro dei blitz della maxi operazione congiunta legata all' inchiesta sul crac del Parma calcio. Oltre 70 militari sono stati impegnati nelle perquisizioni tra gli uffici della Leonessa, azienda della famiglia Ghirardi, lo stadio Tardini, il centro sportivo e la sede di Collecchio, ma anche in alcune abitazioni private di ex amministratori del club.

Le operazioni sono state coordinate dal sostituto procuratore Paola dal Monte che si è recata sul posto durante le ispezioni a Collecchio, accompagnata del legale del club Silvia Serena, ex membro del cda nel 2014. Nel registro degli indagati sono finiti quattro nomi. Oltre all'ex presidente Ghirardi e l'ex amministratore delegato Leonardi, anche il direttore amministrativo Marco Preti e il responsabile organizzativo del Parma Fc Corrado Di Taranto. Proprio Di Taranto oggi è arrivato in sede accompagnato dai finanzieri. Da quanto è emerso, sarebbero stati posti i sigilli ad alcuni uffici.

Sancito il fallimento, la società è passata da Manenti nella mani di due curatori, Anedda e Guiotto, e la Procura ha deciso di accelerare i tempi dell’inchiesta.

C’è un buco da 218 milioni nelle casse del Parma Fc, secondo i calcoli fatti ormai un mese fa. E ora la finanza sta cercando di individuare i responsabili della voragine. Gli investigatori vogliono capire perché marchio, centro sportivo e sede del club siano stati trasferiti nell’era Ghirardi alla controllante Eventi sportivi. Gli ultimi tre mesi piuttosto oscuri, che hanno visto gravitare attorno al club ergastolani, gioiellieri, petrolieri albanesi e una banda di hacker specializzata nel riciclaggio, sono solo l’appendice di questo caso. Su tutto è necessario fare chiarezza.

Intanto i curatori hanno il difficile compito di portare avanti al gestione del club, cercando di individuare qualche acquirente, disposto a farsi carico dei numerosi debiti sportivi accumulati, che si aggirano attorno ai 74 milioni di euro. Il rischio è quello che il Parma sprofondi nella categoria dilettanti.

Tante le tegole sui gialloblu, compreso l’arresto del presidente Manenti nell’ambito di un’indagine coordinata dalla procura di Roma. Manenti è accusato di concorso in tentato reimpiego di capitali illeciti: si sarebbe rivolto a una banda di hacker per ottenere i soldi da utilizzare nel Parma calcio. Ma il tentativo non è riuscito per problemi tecnici.

In ogni caso, il Comune ha riaperto le porte del Tardini al club e ieri è stato annunciato che "salvo sorprese" si torna in campo. Quindi il Parma è fallito, ma domenica giocherà comunque contro il Torino.

Commenti

cicero08

Ven, 20/03/2015 - 18:25

le tegole romperanno le teste del gatto e della volpe... 218.000.000 di debiti per una società come il Parma è quasi impossibile!!!!!