Pacchi di carte e registri online: la Madia ha bloccato la scuola

I docenti sono sommersi da una mole di lavoro che prevede anche pacchi di carta mandati al macero: la riforma di fatto ha fallito

È davvero questa la scuola del futuro? Si è parlato molto di quelle che potevano essere le potenzialità di una scuola semplice e smart così come desiderata dal ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia. Purtroppo, ad un attenta analisi, c’è poco da festeggiare. A oggi ciò che resta, infatti, sono solo macerie e una classe di insegnanti sottopagata e demotivata. Soffermiamoci su quanto sia dannatamente difficile fare il professore di questi tempi. Non è nuova la notizia che nella pubblica amministrazione si verifichino problemi di burocrazia e assenza di trasparenza: se ne parla da decenni. È una notizia vecchia trita e ritrita che però non può essere ignorata.
È tempo di esami. A fine anno si effettuano i bilanci sui mesi appena trascorsi sui banchi e per migliaia di studenti è il momento di dare il massimo prima di un meritato riposo. E i professori? Che ne sarà di loro? Se infatti gli studenti sono pronti a lasciare le aule scolastiche per godersi la bella stagione divisi tra viaggi e spiaggia, quale sarà il destino di professori e professoresse resta un’incognita. Ma torniamo un attimo indietro. Pensiamo per un momento alle decine di carte e scartoffie che complicano la vita del docente e una riforma, quella Madia, che aveva l’ambizione di ridare slancio alla pubblica amministrazione, ma che purtroppo nel settore scuola ha fallito. Vi spieghiamo il perché. Partiamo dall’inizio. Da qualche anno è in uso alla classe docente il tanto desiderato registro elettronico che di suo, e spezzando una lancia per i suoi programmatori, non ha nulla di sbagliato. Funziona, va benissimo. Se non fosse per il fatto che l’elettronica, da sola, non è sufficiente a riformare un settore, come la PA, che sembra ancora dannatamente in ritardo con i tempi. E non è un caso che molti dirigenti scolastici abbiano optato per un duplice utilizzo di carta e software. Inevitabili gli sprechi e le difficoltà. Veniamo al punto. Tra scrutini, consigli di classe, relazioni finali e programmazioni c’è poco da stare sereni dal punto di vista dell’efficienza. Molto spesso accade che i “poveri” prof si ritrovino incasinati da matti, senza possibilità di operare in modo efficace. Se da una parte si legge (basta andare sui siti web dei registri online più utilizzati, ndr) che la scuola 2.0 così come voluta dalla Madia coniuga utilità e semplicità. Questo non avviene nelle sale professori dove, invece, circolari su circolari ricordano, senza tener conto della “semplificazione”, quanto sia complicato tirare le somme per l’anno appena concluso. Nello specifico, si tenga conto degli “adempimenti di fine anno scolastico” tra le inadeguatezze dell’apparato statale e le montagne di carta gettate al macero. Sono incredibilmente complessi. E tutti da consegnare in duplice copia: una cartacea, l’altra sul web. Così, per non farsi mancare niente. Il docente deve innanzitutto confrontarsi con una relazione finale disciplinare, una relazione finale di verifica, una relazione di presentazione della classe, programmi svolti. E questo è normale se non fosse che il lavoro viene raddoppiato, nonostante ore e ore di formazione per insegnare a utilizzare il pc. Giorni di lavoro buttati insomma in nome della buona scuola o di ciò che ne resta. E una domanda a questo punto sorge spontanea: che abbiamo fatto a fare la riforma digitale se poi tutto resta come prima? Un consiglio. Ragazzi, preparate pure gli zaini ma non siate cattivi. Non dimenticate di salutare educatamente i vostri professori. Per loro la scuola non è ancora finita.

Commenti
Ritratto di manganellomonello

manganellomonello

Mar, 06/06/2017 - 18:21

La Madia ha la faccia da tossica.