Pensioni, come cambiano gli assegni con "quota 100"

Tra le possibili riforme del sistema pensionistico che il governo ha in cantiere c'è quella della "quota 100": ecco i calcoli sull'assegno

Tra le possibili riforme del sistema pensionistico che il governo ha in cantiere c'è quella della "quota 100". Si tratta di fatto della somma degli anni di contributi con quelli anagrafici che dovrebbe dare "100". Ma di fatto bisogna capire a quanto ammonterebbe l'assegno con una uscita dal lavoro con il nuovo sistema a cui sta pensando il neogoverno gialloverde. Come riporta il Corriere con la quota 100 si lavorerebbe di meno ma potrebbero scattare assegni più bassi per chi va in pensione. Ad esempio un lavoratore di 20 anni con la quota 100 potrebbe andare in pensione circa cinque anni prima ma avrebbe un assegno più basso di circa 210 euro mensili.

Con la riforma che sta studiando il governo si potrebbe andare in pensione con 36 anni di contributi e 64 anni di età anagrafica. Inoltre il contratto di governo potrebbe anche reintrodurre l'opzione donna con l'accesso alle pensioni a 57-58 anni con 35 anni di contributi. Per quanto riguarda i calcoli sull'assegno facciamo un altro esempio: chi va in pensione adesso e percepisce 1.289 euro con quota 100 prenderà 1.089 euro. Per quanto riguarda la fascia di età dei trentenni, chi andrà in pensione con le attuali regole avrà un assegno di 1.305 euro, 1.205 nel caso delle donne. Con quota 100 entrambi prenderanno un assegno da 1.112 euro. Per un quarantenne invece con quota 100 l'uscita dal lavoro sarà in anticipo di tre anni e sette mesi: la pensione però scenderebbe da 1.308 a 1.255 euro. Per quanto riguarda i cinquantenni l'uscita dal lavoro potrebbe arrivare due anni e nove mesi prima. Anche per loro una riduzione dell'assegno: da 1.469 euro si passerebbe a 1.349 euro. Infine per i sessantenni l'anticipo sarebbe di un anno e undici mesi con un assegno che passerebbe da 1.627 euro a 1.577 euro.

Commenti
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gzorzi

Lun, 11/06/2018 - 16:22

Con i se ed i ma, non si va da nessuna parte.

abes50

Mar, 12/06/2018 - 10:37

Un vecchio proverbio recita: Mentre il medico studia il malato muore, devo osservare che mentre il governo emette i primi vagiti la fornero colpisce ancora con una riduzione,approvata il 15 maggio 2018 (non si capisce da chi e per chi),del coefficiente di trasformazione delle pensioni dell'1,2% proprio sotto il naso di chi vorrebbe "CANCELLARLA". Ora la domanda è: con quale coraggio esperti del calibro di Brambilla possono parlare ancora di ricalcolo e/o penalizzazioni ULTERIORI?

abes50

Mar, 12/06/2018 - 10:41

Se al governo vogliono fare qualcosa di serio e positivo, è indispensabile unificare e uniformare i trattamenti pensionistici, visto che ancora oggi, diverse categorie sono avvantaggiate rispetto ad altre, fino ad arrivare ad essere completamente dimenticate/escluse dall'applicazione della famigerata fornero.