La politica ha già dimenticato le vere emergenze del Paese

Una rapina cupa come un incubo. I banditi malvagi come certi personaggi delle favole. È l'orrore, per dirla alla Conrad. Inutile girarci intorno: questi crimini sono scosse che risvegliano paure ancestrali, scuotono le certezze della convivenza civile, indeboliscono le maglie dei rapporti umani. Al Viminale da anni ripetono che i reati sono in calo e le statistiche dovrebbero essere un calmante che scioglie le nostre angosce. Sappiamo naturalmente che le cifre sono ballerine e ingannevoli, anche perché per sfiducia molti illeciti non vengono nemmeno denunciati, ma fatti come questo fanno a pezzi tutti gli algoritmi sulla nostra sicurezza presunta.

I politici possono aggrapparsi ai numeri, la gente comune vede altro: le botte selvagge, l'orecchio tagliato - uno sfregio che fa affiorare la memoria orribile di interminabili sequestri di persona - il senso di impotenza delle vittime, dilatato dalla paura di morire o di assistere a ulteriori scempi sul ragazzo disabile prigioniero in quelle stanze. Una sequenza di immagini crude che sgomentano. Nelle ultime settimane ci eravamo un po' dimenticati dell'emergenza sicurezza, nella tenaglia stretta fra crisi economica e caos migranti. Purtroppo il tema è di nuovo all'ordine del giorno, proprio alla vigilia del varo del decreto sicurezza. Ma non si tratta, almeno oggi, di piantare qualche bandierina in più, di inasprire questa o quella pena, di fare la voce grossa dalle parti del parlamento.

La ricetta per sconfiggere queste bande di delinquenti la conosciamo da sempre e dovrebbe essere patrimonio condiviso del Paese: processi rapidi, pene certe, meno buonismo all'italiana e più rigore. Che non significa pollice verso nei confronti di chi ha sbagliato, come al Colosseo, ma un percorso realistico, fra espiazione e recupero. Non sono più tollerabili, con gli italiani o con gli stranieri non fa differenza, le porte girevoli di un sistema slabbrato e scalcinato che non riesce a distribuire giustizia. Ma crea paradossi e situazioni penose, quella del tribunale di Bari, sfrattato come un circo e costretto a sopravvivere per qualche tempo sotto un tendone della Protezione civile. Un briciolo di serietà e lucidità in più.

Lontano dalle solite tifoserie che trasformano qualunque virgola, vedi per esempio un ritocco anche minimo alla legge sulla legittima difesa, in una caparra dell'apocalisse. Vorremmo solo meno insicurezza nello Stato. E più sicurezza dentro le nostre case.