Quelle cinquemila vergini "censite" dal Vaticano

Cinquemila vergini consacrate a Cristo sono state "inquadrate" da un documento della Santa Sede. Un fenomeno in ascesa destinato alla centralità

Al mondo, stando ai dati del 2016, esistono circa cinquemila vergini consacrate.

Non sono suore, come si potrebbe dedurre dalla terminologia linguistica utilizzata, ma donne che hanno optato per una castità assoluta pur continuando a vivere all'interno dei meccanismi della società contemporanea. Niente abito religioso, niente ritiro in clausura, niente monachesimo. Testimonianza quotidiana, questo sì, e regole inflessibili. Una scelta "rivoluzionaria" o "restauratrice" a seconda delle interpretazioni. Di certo un'opzione di vita antimodernista. Specie in una fase storica interessata da un'imponente crisi delle vocazioni.

Un fenomeno nato ai tempi delle prime comunità cristiane e adesso dato in forte ascesa numerica, per il quale il Vaticano ha di recente pubblicato un documento: l'obiettivo della Santa Sede è quello d'inquadrare questa tipologia, che a un primo sguardo potrebbe apparire atipica, di vocazione. Ecclesiae Sponsae Imago, che è il testo in questione, è il "primo della Sede Apostolica che approfondisce la fisionomia e la disciplina di questa forma di vita".

Un inquadramento, come detto, resosi necessario a causa dell'aumento della "domanda". "Negli ultimi anni - ha sottolineato il cardinale Joao Braz de Aviz, come riportato da Il Messaggero - da più parti sono giunte a questo dicastero richieste di offrire indicazioni che orientino l’azione dei vescovi diocesani nell’applicazione delle norme contenute nel Pontificale Romano e implicitamente richiamate dal can. 604 del Codice di Diritto Canonico, come pure nella definizione di una disciplina più completa e organica che, sulla base dei principi comuni al diritto della vita consacrata nelle sue varie forme, si precisi in riferimento alle peculiarità dell’Ordo virginum".

Sì, perché a fare da corollario al tutto c'è un vero e proprio ordine ripristinato da Papa Paolo VI sulla scia delle disposizioni emerse dal Concilio Vaticano II. Il "contesto" vissuto da queste donne è quello di ogni laico. C'è persino chi, da vergine consacrata, svolge attività politica, chi fa la geologa e chi ha fondato un'agenzia che si occupa di comunicazione. Vite normali, insomma. La differenza sta nell'aver sposato Cristo, nell'aver fatto voto di castita e obbedienza al vescovo della diocesi di riferimento e nell'essere considerate "immagine riflessa" della Chiesa cattolica.

Attenzione: come spiegato qui, non è richiesto un prerequisito di verginità. "È la castità dal momento della chiamata - ha spiegato una di loro - a essere fondamentale. Non abbiamo uomini perché abbiamo scelto Cristo come sposo". L'importante è non aver mai convissuto e trovarsi, al momento della dichiarazione d'obbedienza, in una situazione economica in grado di garantire una certa indipendenza. Le vergini consacrate non percepiscono infatti alcuno "stipendio" per via della loro scelta. Un particolare che rafforza la profondità di questa manifestazione di fede.

"Da quando si è riproposta nella Chiesa questa forma di vita consacrata - si legge nel documento del Vaticano - si è assistito ad una vera e propria rifioritura dell’Ordo virginum, la cui vitalità si manifesta nella pluriforme ricchezza di carismi personali messi a servizio dell’edificazione della Chiesa e del rinnovamento della società secondo lo spirito del Vangelo. Il fenomeno appare di grande rilevanza, non soltanto per il numero delle donne coinvolte, ma anche per la sua diffusione in tutti i continenti, in moltissimi Paesi e Diocesi, in aree geografiche e contesti culturali tanto diversificati".

Papa Francesco, che ha ben presente la portata complessiva del fenomeno, avrebbe in mente di radunare tutte le vergini consacrate nel corso del 2019. Il pontefice argentino le ha già incontrate nel 2016, quando le ha invitate alle giornate conclusive dell'anno della vita consacrata. La Chiesa, che nel frattempo si prepara al Sinodo sull'Amazzonia, starebbe pensando all'istituzione di un ministero ad hoc per le donne che operano nelle parrocchie di quella zona di mondo A dirlo sono alcune indiscrezioni.

Non è un mistero che Bergoglio rivolga un'attenzione particolare ai laici. Lo testimonia anche il fatto di aver scelto, per la prima volta nella storia, un non consacrato alla guida di un dicastero vaticano: Paolo Ruffini come Prefetto della Segreteria per la Comunicazione. Poi c'è il problema dei sacerdoti, che risultano essere sempre meno e che non riescono più a coprire vasti territori. I laici potrebbero prendere il sopravvento. Addirittura nell'amministrazione dei sacramenti. Tra di loro anche le vergini consacrate. Chissà che il loro ruolo, nella Chiesa del domani, non possa essere centrale.