Racket funerali a Bologna: "Le istituzioni devono assumersi le responsabilità"

La psicologa sostiene che si debba analizzare meglio la situazione per capire bene cosa spinga persone senza scrupoli a truffare e soprattutto cosa spinga le vittime "ad abboccare"

Il racket dei funerali di Bologna ha aperto notevoli spunti di riflessioni che hanno portato una psicologa ad esprimersi in merito alla vicenda e a spiegare cosa spinga le persone a truffare e cosa le spinga le vittime ad essere vittime

"Si tratta di professioni ad alto rischio e le istituzioni devono prendersi le proprie responsabilità", apre così il suo articolo sul Bologna Today la psicologa che parla del caso di Bologna e dei racket dei funerali. Un vaso di pandora che ha scosso l'opinione pubblica non solo di Bologna ma della nazione intera:"La perdita di una persona cara compromette il nostro senso di sicurezza e c'è chi reagisce con rabbia e chiusura e chi, invece, si affida alle altre persone e a fidarsi di qualsiasi cosa sembri amichevole", è questa la lettura della psicologa.

La reazione nelle prime fasi del lutto è molto soggettiva e dipende da ognuno di noi. Spesso si tende ad abbassare le difese e a fidarci di qualsiasi cosa sembri essere amichevole o che voglia aiutarci. Questa tipologia di persone sono le più a rischio a sistemi di raggiro e truffa, spiega la psicologa:"La reazione automatica è quella di fidarsi proprio per poter ricevere sostegno". Spesso le persone senza scrupolo si approfittano proprio del successivo step, una volta ottenuta la fiducia la vittima potrebbe provare un forte senso di colpevolezza per la colpa e iniziano i vari:"Se l'avessi chiamato di più", oppure "Se gli avessi dato più affetto" e così via. Questo è terreno fertile per chi, senza scrupoli, cerca di scucire quanto più possibile dalle persone colpite dal lutto. Spesso proprio questo passaggio compromette il proprio potere decisionale e ci si affida a chi consiglia servizi funebri più costosi.

La psicologa si cala inoltre nello spiegare i meccanismi che muovono le psicologie di chi si approfitta delle vittime:"Astenendoci da qualunque ovvio giudizio morale che non compete a questa analisi, dobbiamo considerare che gli operatori dei reparti terminali, delle camere mortuarie, ecc...vivono quotidianamente immersi in un contesto emotivo estremamente intenso fatto di sofferenza, disperazione e morte. Anche se questo dolore non li coinvolge direttamente, il meccanismo dell’empatia (sentire dentro di sè ciò che prova l’altro) è un sistema automatico del nostro cervello, pertanto non è necessario essere i protagonisti di una vicenda per sentirsi coinvolti. Questo meccanismo è lo stesso che ci fa commuovere, patire o ridere a crepapelle quando guardiamo un film. La reazione a questi stimoli è ovviamente soggettiva, ma quando l’impatto emotivo supera la capacità dell’individuo di digerirlo, può avvenire ciò che in psicologia chiamiamo dissociazione patologica. Ovvero la persona - per proteggersi - attiva inconsapevolmente una scissione tra il proprio bisogno individuale e l’empatia verso un altro essere umano in difficoltà, che può portare a comportamenti distaccati e individualistici. Questa non vuol certo essere una giustificazione ai reati descritti dalla cronaca, ma una sensibilizzazione al fatto che queste sono professioni ad alto rischio, e che gli operatori, nonché le istituzioni che li coordinano, devono riconoscere l’esistenza di tale rischio e assumersene le responsabilità, adottando luoghi e contesti di sostegno utili a rielaborare le emozioni così intense a cui gli operatori sono esposti. La morte è un evento inevitabile che fa parte della vita, ma che richiede vicinanza, rispetto, cura e protezione da parte di ognuno di noi e da parte delle istituzioni coinvolte. La morte ci chiede di restare umani".

Il racket dei funerali di Bologna è stato scovato il 17 gennaio scorso grazie ad un'operazione congiunta dei militari che ha portato all'arresto di circa 30 persone e ha impegnato 300 uomini armati che hanno scoperto un vero e proprio monopolio nella gestione delle morti che avvenivano all'interno dei due principali ospedali bolognesi: Sant'Orsola e l'Ospedale Maggiore. Tutti sono stati accusati a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio, riciclaggio e svariate violazioni connesse alla responsabilità amministrativa degli Enti. Coinvolti anche gli infermieri a cui spettava il compito di "agganciare" i parenti delle vittime a cui dovevano essere celebrati i funerali e li dovevano convincere a scegliere quella agenzia di pompe funebri anziché un'altra.